L’acqua della
vita
Il battesimo e la bellezza di
Dio
Lettera pastorale per l’anno 2007-2008
Vorrei provare a capire con te che cos’è il battesimo,
che cosa
significa darlo ai nostri bambini o riceverlo da adulti
o riscoprirlo
a un certo punto del nostro cammino con gli occhi della fede:
di Bruno Forte, Arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto.
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L’acqua della
vita
Il battesimo e la bellezza di
Dio
Lettera pastorale per l’anno 2007-2008
Vorrei provare a capire con te che cos’è il battesimo,
che cosa
significa darlo ai nostri bambini o riceverlo da adulti
o riscoprirlo
a un certo punto del nostro cammino con gli occhi della fede:
se ho
scelto di parlartene, è perché sono profondamente convinto
che in esso
si compia l’incontro con Dio che cambia il cuore e la vita,
un
incontro decisivo in cui - se tu lo vuoi - Gesù Risorto si unisce a
te,
per accompagnare col Suo amore fedele la tua esistenza
e
inondarla della bellezza
che inizia nel tempo e non tramonterà
mai.
1. “Dove abita Dio?” La domanda sembrò folgorare la
folla di bambini venuti ad incontrarmi in Cattedrale. Bastò poco, però, perché
uno di loro alzasse la mano, gridando senza alcuna incertezza: “A Gerusalemme!”.
“È vero - osservai rivolgendomi al piccolo “teologo” -, Dio ha abitato a
Gerusalemme quando Gesù, il Suo unico Figlio, si è fatto uomo per amore nostro.
Ma Gesù - una volta morto e risorto - ha mandato il Suo Spirito per raggiungerci
dovunque noi siamo: perciò, ora Dio abita dovunque gli si apra la porta del
cuore”. Il silenzio che seguì alle mie parole racchiudeva forse la domanda, che
quei piccoli cuori non sapevano esprimere e che pure ci riguarda tutti: come si
fa ad aprire la porta del cuore al Dio di Gesù Cristo? E come Colui che è venuto
fra noi tanti secoli fa può raggiungerci oggi e venire a dimorare fra noi, in
noi? È Gesù stesso a indicarlo ai due discepoli di Giovanni il Battista, che lo
avevano raggiunto per chiedergli: “Maestro, dove abiti?”. La risposta fu netta:
“Venite e vedrete!”. Il racconto prosegue: “Andarono dunque e videro dove
abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del
pomeriggio” (Giovanni 1,39). Per aprire la porta del cuore a Dio che vuol venire
ad abitarvi occorre dunque un cammino - “andarono dunque” -, che porti alla
conoscenza della Sua dimora - “videro dove abitava” -, per poi “fermarsi presso
di Lui&rd quo; e far esperienza della vita con Lui. Questo cammino avviene
nella concretezza dello spazio e del tempo, anche se ha il potere di trasformare
il tempo pesante dei nostri affanni in un tempo lieve, indimenticabile, quale
può essere soltanto quello di un incontro d’amore di cui, a distanza di anni, si
ricorda perfino l’ora precisa in cui avvenne: “Erano circa le quattro del
pomeriggio”!
2. la porta del cuore. Sin dall’inizio la Chiesa ha
seguito le orme del Maestro, proponendo a chi vuole incontrare Gesù un
itinerario analogo a quello da Lui indicato ai discepoli del Battista: questo
cammino è detto catecumenato (dal verbo greco “katechéo”, che significa
“insegno a viva voce”, ma anche “apprendo dalla viva voce”). Costruito sul
rapporto vivo e diretto fra chi trasmette la fede e chi l’accoglie, esso mira a
portare per mano chi lo desidera ad aprire a Cristo la porta del cuore, affinché
Lui venga a dimorarvi e trasformi dal di dentro la vita intera nella comunione
della Chiesa e nel mondo. Per l’adulto che chiede il battesimo si tratta di un
vero e proprio percorso di iniziazione cristiana, che unisce catechesi ed
esperienza progressiva del dono di Dio. Per chi è stato battezzato da piccolo il
cammino coincide con l’educazione alla fede, che in un certo senso realizza nel
tempo l’itinerario proposto da Gesù ai due discepoli del Battista, per far
prendere piena coscienza del dono ricevuto e viverlo in tutta la sua bellezza.
Qual è questo dono? Che cosa avviene nel battesimo? Ad operarvi è Dio Padre, che
attraverso le parole della fede e l’acqua della vita ci fa Suoi figli nel
Figlio, liberandoci dal potere del peccato e rendendoci partecipi della vita
nuova dello Spirito, che ci fa Chiesa. Il peccato che viene cancellato è quello
che - come la morte - segna ogni essere umano sin dal suo concepimento: “Laddove
è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia, perché come il peccato aveva
regnato con la morte, così regni anche la grazia con la giustizia per la vita
eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore” (Romani 5,20s). Mentre ci
libera dal male, il battesimo ci fa realizzare, dunque, quell’incontro decisivo
con Cristo, che ci consentirà di vivere l’intera esistenza come una storia
d’amicizia con Lui nella comunione della Chiesa.
3. Dal Vangelo al
battesimo. “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare
tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla
fine del mondo” (Matteo 28,19s). Queste parole di Gesù racchiudono tutti gli
elementi essenziali del battesimo: anzitutto, l’annunzio di quanto Lui h a fatto
e insegnato; quindi, l’accoglienza del Suo dono, espressa mediante la
confessione della fede; infine, l’effusione dell’acqua nel nome della Trinità.
L’annunzio del Vangelo è la premessa necessaria al battesimo: in una società
dove i più venivano battezzati, esso si dava quasi per scontato e l’importanza
della preparazione al battesimo veniva piuttosto trascurata. Nella società
complessa, multireligiosa e multiculturale, in cui viviamo, l’urgenza di far
risuonare l’annuncio della fede e di chiamare alla conversione a Cristo si
mostra in tutta la sua necessità. Nel caso del battesimo di un bambino questa
urgenza riguarda anzitutto i genitori. Ad essi vorrei dire, appellandomi con
tutto l’amore possibile alla loro responsabilità: avete dato la vita naturale a
vostro figlio senza chiedergli prima il permesso, convinti che la vita è un bene
da dare e da far amare, e avete fatto qualcosa di veramente bello. Ora,
chiedendo di farlo partecipe della vita divina col battesimo, dovete essere
consapevoli di quello che domandate per assumervi con piena convinzione
l’impegno di fargli gustare e di far sviluppare in lui la vita nuova che gli è
offerta in dono. La catechesi a voi genitori in preparazione al battesimo del
vostro bambino è perciò indispensabile: la grazia del fonte battesimale si
irradia così anzitutto su di voi, e mentre la vostra creatura è rigenerata
dall’alto, vengono risvegliati o perfino accesi in voi il dono e la bellezza
della fede. Al tempo stesso, è importante aiutarvi nella scelta dei padrini e
delle madrine, perché sia guidata dall’unico scopo di affiancare ai vostri figli
testimoni credibili dell’amore di Gesù, desiderosi di assumere questo impegno
per tutta la vita. La catechesi ai padrini e alle madrine non è meno importante
di quella a voi geni tori o agli adulti che chiedono il battesimo! Leggere
questa lettera e parlarne, potrà servire anche a questo scopo.
4. La
domanda della vita. La celebrazione del battesimo inizia con un dialogo. Ai
genitori si chiede che cosa domandano per il figlio che vogliono battezzare,
agli adulti che cosa si aspettano per sé dal battesimo. La risposta è eco della
più profonda attesa del cuore umano: “la vita eterna”. Il nostro cuore ha sete
della vita che vince la morte, della gioia più forte di ogni dolore, della
bellezza che non tramonti mai: chiedendo la vita eterna ci si aspetta, allora,
“una vita buona; la vera vita; la felicità anche in un futuro ancora
sconosciuto” (Benedetto XVI, Omelia nella festa del Battesimo del
Signore, 8 Gennaio 2006). Certo, nel domandare un dono così grande può
nascere nel cuore l’interrogativo che anche Maria fece all’Angelo: “Come accadrà
questo?”. La risposta che il battesimo ci propone è un invito a fidarci di Dio
nella comunione della Sua Chiesa: “Noi non siamo in grado di assicurare questo
dono per tutto l’arco del futuro sconosciuto e, perciò, ci rivolgiamo al Signore
per ottenerlo da Lui” (ib.). Chi riceve il battesimo non è più solo: il
Dio che è amore lo custodirà sempre! Grazie a questo amore, il battezzato “viene
inserito in una compagnia di amici che non lo abbandonerà mai nella vita e nella
morte… Questa compagnia di amici è la famiglia di Dio, che porta in sé la
promessa dell’eternità… Essa gli darà parole di vita eterna: parole di luce che
rispondono alle grandi sfide della vita e danno l’indicazione giusta circa la
strada da prendere… Questa famiglia di Dio, questa compagnia di amici è eterna,
perché è comunione con Colui che ha vinto la morte, che ha in mano le chiavi
della vita. Essere nella famiglia di Dio significa essere in comunione con
Cristo, che è vita e dà amore eterno oltre la morte” (ib.).
5.
La confessione di fede. Il dono della vita, offerto nel battesimo, come
qualsiasi altro dono, richiede di essere accolto: “Un dono di amicizia implica
un ‘sì’ all’amico e un ‘no’ a quanto non è compatibile con questa amicizia”
(ib.). Perciò, nella celebrazione del battesimo siamo chiamati a dire
‘no’ al peccato e alle seduzioni di Satana, cioè a una vita fondata
sull’apparenza, sull’egoismo e sulla menzogna, che ci porta a separarci da Dio e
dagli altri per affermare noi stessi, vivendo l’illusione di poter essere felici
senza amare. Al tempo stesso, siamo chiamati a dire ‘sì’ al Dio che è Amore, al
Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. È il ‘sì’ espresso dalla parola “credo”,
con cui ci consegniamo totalmente a Dio (“credere” secondo un’etimologia
medioevale verrebbe da “cor dare”, dare il cuore). Credi nel Padre se
accetti di consegnarti perdutamente a Lui, che da sempre ti ama e per sempre ti
amerà: il “sì” che dici a Lui vuol dire affidarti all’amore infinito da cui
veniamo, in cui ci muoviamo e siamo, e verso cui tendiamo. Credi nel
Figlio se vuoi unirti nel più profondo del tuo essere a Lui, l’eterno Amato
che accoglie l’amore del Padre e lo restituisce nella gratitudine: il ‘sì’ al
Figlio significa accettare di dipendere con Lui dal Padre, per vivere la tua
vita in obbedienza al disegno di Dio, come ha fatto Gesù. Credi nello Spirito
Santo se lo invochi come il dono che ti fa libero e ti unisce a Dio e agli
altri: il “sì” allo Spirito vuol dire confessare l’eterna carità come sorgente
di unità, di libertà e di pace, da accogliere nel tuo cuore e da vivere nel
tempo e per l’eternità.
6. La risposta di Dio. A questa
professione di fede il Dio vivente risponde facendoci entrare nell’alleanza
d’amore con Lui: un’alleanza così fedele, che la nostra appartenenza a Lui e
alla Chiesa non potrà mai essere perduta, quali che siano le nostre infedeltà o
i nostri rifiuti. Grazie al dono del battesimo abbiamo la certezza di
appartenere per sempre a Dio e possiamo sperimentare la dolcezza di stare nelle
mani di Colui che non ci tradirà mai. In questa relazione definitiva con Dio
consiste propriamente il “carattere” impresso dal battesimo, il legame con Lui,
che proprio grazie alla Sua fedeltà non potrà più essere cancellato e ci unirà
per sem pre alla Sua famiglia, la Chiesa. Perciò esiste fra tutti i battezzati -
quale che sia la loro appartenenza confessionale (cattolici, ortodossi,
evangelici, anglicani…) - una comunione più forte delle loro diversità, che -
pur realizzandosi in gradi diversi - è il fondamento dell’impegno ecumenico,
teso a superare le divisioni storiche fra di loro. La passione per l’unità che
Cristo vuole è inscritta nella stessa grazia battesimale! Ed è anche per questa
fedeltà di Dio all’alleanza stabilita col battesimo che la Chiesa riconosce ed
ama come suoi figli quei credenti che non vivano fedelmente il dono ricevuto. È
anzi suo dovere annunciare a tutti la buona novella della misericordia di Dio
senza mai stancarsi, sempre pronta ad aiutare ciascuno a realizzare il cammino
di vita cui è stato chiamato. “Diventa ciò che sei!”: questo invito dovrà
risuonare incessantement e per chiunque abbia ricevuto il dono del battesimo,
quale che sia la fedeltà con cui lo ha vissuto e lo vive.
7. I gesti e
i simboli del battesimo. Oltre ai dialoghi, la celebrazione del battesimo
comprende alcuni gesti, con cui si manifesta il ‘sì’ di Dio a chi chiede il
sacramento della vita nuova. Il primo gesto è il segno della croce fatto
sulla fronte di chi viene battezzato: questo gesto esprime appartenenza e
protezione, perché la Croce è il distintivo e la difesa del cristiano, ed indica
al tempo stesso la strada del discepolo, perché la Croce è come la sintesi di
tutta la vita di Gesù e di chi voglia seguirLo. Poi c’è l’infusione
dell’acqua o l’immersione in essa: da una parte, l’acqua significa la
vita, perché non c‘è vita dove essa manca, e rappresenta così la rigenerazione
offerta nel battesimo; dall’a ltra, l’acqua è simbolo di morte e di condanna,
come fu l’acqua del Mar Rosso per l’esercito del Faraone, e significa la
purificazione dal male che il sacramento opera. Il battesimo ci ricopre con
l’acqua della morte e della vita, ci “immerge” in essa (come dice lo stesso
nome, derivato dal verbo greco “baptízo”, “immergo”), per esprimere che, immersi
con Cristo nella Sua morte, siamo resi partecipi con Lui della vita nuova di
Pasqua, per rinascere con Lui. Nella celebrazione del battesimo vengono poi
adoperati l’olio, la veste bianca e la candela accesa. L’olio è simbolo
della salute (in antico era considerato un medicamento prezioso) e della
bellezza (perché rende splendente ciò che unge): esso è utilizzato in due gesti
diversi. L’unzione con l’olio dei catecumeni significa che colui che
chiede il battesimo è pronto a ricevere da Dio l a guarigione e la forza per
vincere il male; l’unzione sulla fronte con l’olio del crisma sta a dire
che il battezzato è unto dallo Spirito del Risorto, che lo unisce a Cristo
sacerdote, re e profeta e lo fa membro del Suo corpo, la Chiesa, partecipe così
della bellezza di Dio. La veste bianca è simbolo dell’urgenza di
irradiare questa bellezza, manifestando con la parola e la vita la gioia di
essere nuova creatura. La candela accesa al cero pasquale, infine, è
simbolo della verità che Cristo fa risplendere nel cuore di chi Lo accoglie, e
del calore del Suo amore. Vita nuova, bellezza, splendore, verità, amore: ecco
le realtà significate dai gesti e dai simboli del battesimo.
8. Nel
nome della Trinità: fede, speranza e amore. “Io ti battezzo nel nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”: queste parole significano che fra il
battezzato e ciascuna delle Persone divine è stabilita una relazione, che tocca
in profondità il cuore e che dovrà esprimersi in tutta la vita. Nel battesimo
Dio Padre agisce con potenza come nella resurrezione di Gesù (cf.
Colossesi 2,12). È Lui ad attrarre il nostro cuore alla fede ed è Lui ad
accoglierci come figli nel Figlio (cf. Galati 3,26s). In quanto il Padre è “il
Dio che è amore” (cf. 1 Giovanni 4,8 e 16), l’impronta della Sua azione nel
battezzato è la carità: la vocazione che ci è data col battesimo è
anzitutto l’amore, riversato nei nostri cuori dallo Spirito (cf. Romani 5,5),
per essere vissuto fedelmente alla presenza di Dio, “nascosti” nel Suo cuore
divino (cf. Colossesi 3,3). Il battesimo ci unisce poi al Figlio Gesù,
affinché, “sepolti insieme a lui nella morte, come Cristo fu risuscitato dai
morti per mezzo della gloria del Pa dre, così anche noi possiamo camminare in
una vita nuova” (Romani 6,4). La vita di Gesù è stata tutta vissuta nel segno
dell’obbedienza al Padre: analogamente, la vita nuova che nasce col battesimo è
un cammino di fede, da vivere insieme a Cristo davanti a Dio Padre nel
dolore e nella gioia, nella morte e nella vittoria sulla morte: “Se infatti
siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo
anche con la sua risurrezione” (Romani 6,3). Innestato a Cristo come il tralcio
alla vite, il battezzato è reso capace di offrire se stesso quale “vittima viva,
santa, gradita a Dio” (cf. Romani 12, 1), per rendere testimonianza al Signore
in ogni cosa e dare ragione della sua speranza (cf. 1 Pietro 3, 15): egli vive
così il suo “sacerdozio” battesimale. Infine, grazie all’azione dello Spirito
Santo, nel battesimo ci viene data l’adozione a figli: “Che voi siete figli
ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo
Figlio che grida: Abbà, Padre!” (Galati 4,6). Questa vita di figli ci è
partecipata nella speranza, che è come il domani di Dio iniziato nel
nostro presente. Fede, speranza e carità sono allora l’impronta della Trinità
impressa in noi col battesimo: in forza della grazia ricevuta con l’acqua della
vita, il cristiano è un credente, uno speranzoso e un innamorato di
Dio...
9. Nella comunione della Chiesa. Generandoci alla vita
eterna nel battesimo, lo Spirito forma di noi un solo corpo, la Chiesa: “E in
realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo
corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo
Spirito” (1 Corinzi 12,13). Grazie al dono dello Spirito, il cristiano entra a
far parte della famiglia dei figl i di Dio, radunata nel nome della Trinità, e
sa perciò di non essere mai solo, nella vita come nella morte, nel tempo come
nell’eternità. Nella comunione della Chiesa sarai aiutato a vivere la tua
vocazione al servizio degli altri, sapendo che a ognuno lo Spirito distribuisce
i suoi doni come vuole, sì che la comunità sia ricca di carismi differenti,
chiamati a convergere in vista dell’utilità comune (cf. 1 Corinzi 12,4-7).
Mettendo anche tu i doni ricevuti da Dio al servizio degli altri, sentirai
quanto la tua vita possa essere bella e degna di essere vissuta. In particolare,
avvertirai l’urgenza di trasmettere agli altri il dono della fede e dell’amore:
ai tuoi figli anzitutto, se sei padre o madre; ai giovani, se sei genitore o
educatore o hai comunque a cuore il futuro di tutti; a chi lavora con te,
mettendolo a parte con semplicità e convinzione della bellezza della fede; agli
ammalati e agli anziani, ch e spesso si sentono soli e fragili, come a tutti
coloro che ami o che hanno bisogno del tuo amore, facendo loro sentire con la
tua vicinanza la presenza del Padre e del Suo amore infinito. Credendo, sperando
e amando potrai aprire sempre di più a Dio la porta del tuo cuore e aiuterai gli
altri ad aprirla, nella salute come nella malattia, nel dolore come nella gioia
di essere tutti avvolti dall’amore dell’unico Padre celeste.
10.
Vieni, Gesù, versa l’acqua nel bacile… La vita secondo lo Spirito si
esprimerà negli umili sì di ogni giorno, nelle tante scelte fatte alla luce
della fede, della speranza e dell’amore, che sarai chiamato continuamente a
vivere. Eppure, decisivo resterà sempre per te il primo incontro con Cristo,
quello avvenuto nel battesimo, anche se ne prenderai coscienza solo dopo,
perfino molto dopo averlo ricevuto. Quando, però, ti sentirai “toccato” da Dio,
qua ndo il tuo cuore arderà per Lui, come avviene in chi si scopre amato da
sempre e per sempre, allora “saprai” che quel miracolo d’amore è legato al
battesimo che ti è stato dato da bambino o che hai chiesto da adulto. “Toccato”
da Dio, potrai irradiare la Sua presenza fra coloro in mezzo a cui Lui ti invia,
esprimendo tutte le meravigliose ricchezze infuse in te con l’acqua della vita:
“Ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento della storia - affermava il Card.
Joseph Ratzinger pochi giorni prima di essere eletto Papa (Subiaco, 1 Aprile
2005) - sono uomini che, attraverso una fede illuminata, rendano Dio credibile
in questo mondo… Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far
ritorno presso gli uomini”. Chiedere di essere “toccati” da Dio, lasciandoci
illuminare dalla Sua luce e aprendogli totalmente il cuore perché lo riempia di
sé, significa voler vivere il nostro battesimo. Lo domandiamo al Signore con le
parole di un’antica preghiera: “Gesù vieni, ho i piedi sporchi. Fatti servo
per me. Versa l’acqua nel bacile. Vieni, lava i miei piedi. So che quel che dico
è temerario; ma temo quelle tue parole: ‘Se non ti laverò i piedi, non avrai
parte con me’. Lavami dunque i piedi perché abbia parte con te. Ma che dico,
lava i miei piedi? Questo l’ha potuto dire Pietro, che aveva bisogno di lavarsi
solo i piedi perché era tutto puro. Io invece, una volta lavati i piedi, ho
bisogno di quel battesimo di cui Tu hai detto: ‘Quanto a me, con un altro
battesimo devo essere battezzato’” (Origene, Omelia V su Isaia, 2).
Aiutami a vivere questo battesimo, mio Signore e mio Dio! Amen!
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