Continua la pubblicazione delle schede catechistiche su argomenti di
attualità, redatte sulla base del Catechismo e di altri documenti
pontifici.
Le 33 schede in un CD, ora in vendita presso le librerie
cattoliche con il titolo “Catechesi Dialogica su argomenti di
attualità”.
IL PROBLEMA:
Riconoscere le convivenze? Ricono-scerle per legge
(introducendo nel nostro codice - in analogia con quanto è avvenuto in
Francia - un nuovo istituto, il PACS, cioè il patto civile di
solidarietà)? Riconoscerle, indipendentemente dal fatto che i partner
siano di sesso diverso o dello stesso sesso? Ammetterle all’adozione?
Queste, ed altre domande, stanno crescendo nell’opinione pubblica
italiana come questioni non marginali.
PERCHE’ IL PACS NON E’ NECESSARIO?
Per
rispondere a questa domanda, occorre tener presente che le coppie di
fatto si dividono in due categorie: quelle che non vogliono sposarsi e
quelle che non possono sposarsi.
1) Circa le prime, quelle che
non vogliono sposarsi: l’intenzione dei conviventi è proprio quella -
pur potendolo fare - di non legarsi giuridicamente e non si vede
proprio perché la legge dovrebbe far loro la “violenza” di considerarle
comunque legate, sia pure attraverso un labile PACS, contro la loro
volontà.
Qualcuno potrebbe dire: “ma queste coppie vorrebbero
usufruire di alcuni diritti (in genere di carattere economico), che non
sono attualmente riconosciuti se non alle coppie sposate”. A questi si
deve rispondere: “ tali diritti non sono loro riconosciuti, perchè le
coppie conviventi non hanno l’intenzione di assumere quei doveri che
sono parte essenziale dell’istituto matrimoniale. Non è giusto
pretendere diritti senza assumere doveri!”
Inoltre, va detto che
alcuni diritti possono essere attivati tramite il diritto volontario e
senza alcuna necessità di introdurre nel codice nuovi istituti
giuridici, quali i PACS.
- Il testamento, ad es., esiste proprio per
far sì che si possa trasmettere il proprio patrimonio a chi non avendo
vincoli legali e/o familiari col testatore sarebbe escluso dalla
successione legittima.
- La locazione della casa di comune residenza
può essere stipulata congiuntamente dai due partner, in modo tale che
al momento della morte dell’uno essa possa, senza alcuna difficoltà,
proseguire a carico dell’altro.
Non è vero, in altre parole, che
ai conviventi vengano negati specifici diritti civili: la differenza
rispetto al matrimonio sta semplicemente qui, che quei diritti che la
legge riconosce automaticamente alla coppia che contrae matrimonio
(assieme a corrispondente numero di doveri) nel caso delle convivenze
devono essere, per dir così, attivati dai conviventi stessi. Il che,
oltre tutto, è particolarmente coerente col principio, tipicamente
moderno, dell’autonomia della persona, un principio che viene
costantemente rivendicato ed elogiato dalla cultura c.d. “laica” e che
non si vede perché, solo nel caso delle convivenze, debba essere messo
da parte.
2) Circa le seconde, quelle che non possono sposarsi: si dividono a loro volta in due sotto-categorie:
La
prima è composta da coloro che non possono ancora sposarsi per
impedimenti transitori di tipo in genere legale (ad es. per la minore
età o perché uno dei partner è in attesa del divorzio, ecc.). Per
queste coppie l’offerta del PACS è senza senso: la stessa difficoltà,
destinata a risolversi comunque da sola, che preclude loro le nozze
precluderebbe loro anche il PACS.
La seconda sotto-categoria è
composta invece da quelle coppie che vorrebbero sì sposarsi, ma
ritengono di non poterlo fare, per difficoltà economiche, e rimandano
quindi, a volte sine die, il matrimonio. L’autentico modo di venire
incontro ai bisogni sociali di queste coppie non è certo quello di
offrire loro un “piccolo matrimonio” (secondo l’incisiva e ironica
definizione del Card. Ruini), come è appunto il PACS, che non
risolverebbe alcuna delle difficoltà economiche in questione, ma quello
di attivare quelle iniziative sociali a favore della famiglia (ad es.
circa i costi degli alloggi, gli asili nido, la gestione degli
anziani…), che oltre tutto sarebbero doverose già in base al dettato
della nostra Costituzione.
PERTANTO, IL PACS NON È NECESSARIO, E TANTO MENO È OPPORTUNO.
Anzi, il PACS è nocivo, dannoso.
PERCHE’ IL PACS E’ DANNOSO?
Per due motivi in particolare.
1) Introdurre il Pacs comporta l’offuscare la realtà e il valore della famiglia legittima fondata sul matrimonio.
La
famiglia, pur manifestando nella storia e nella società forme diverse,
è struttura antropologica fondamentale che attraversa e non nasce dalle
diverse culture nel tempo, e, pur essendo inserita e coinvolta nei
cambiamenti storici, ne è, allo stesso tempo, al di fuori e al di sopra
.
La Costituzione stessa italiana, all'articolo 29 riconosce i
"diritti della famiglia come società fondata sul matrimonio". Pertanto
una eventuale introduzione del PACS sarebbe anche in contrasto con la
Carta costituzionale italiana.
La famiglia non è il risultato di
una dinamica sociale, non è un prodotto storico, ma un a-priori, una
realtà che viene prima della società e dello stato: la famiglia è la
cellula fondamentale e centrale della società, il primo ed essenziale
livello dell’articolazione sociale, la sorgente e la risorsa primaria
della società stessa.
Piuttosto che indebolire o offuscare la
realtà della famiglia, creando altre forme o surrogati di essa, sarebbe
quanto mai opportuno e anzi necessario, rafforzare, promuovere e
aiutare l’istituzione familiare. In tale senso sarebbero quanto mai
opportuni tutti quei provvedimenti che possono essere di sostegno ad
esempio alle giovani coppie nel formare una famiglia e alla famiglia
stessa nella generazione ed educazione dei figli. Al riguardo vengono
subito alla mente problemi come quelli dei costi degli alloggi, degli
asili-nido e delle scuole materne per i bambini più piccoli.
Pertanto
è da ritenersi una cosa gravemente dannosa oscurare il valore e le
funzioni della famiglia fondata sul matrimonio come istituto di diritto
naturale, attribuendo, ad altre forme di unione, impropri
riconoscimenti giuridici.
2) Dietro la richiesta del PACS sembra
ci sia una richiesta profondamente diversa, e cioè quella di una prima
forma di riconoscimento legale delle coppie omosessuali, che dovrebbe
aprire la strada, in tempi ora come ora imprevedibili, ma che per
alcuni dovrebbero essere brevi, ad una compiuta equiparazione del
matrimonio omosessuale al matrimonio eterosessuale. Che le cose stiano
proprio così è fuor di dubbio, per le esplicite dichiarazioni fatte dai
principali rappresentanti del movimento degli omosessuali e dai loro
simpatizzanti.
Ma a questo riguardo bisogna ricordare che:
la
coppia omosessuale non crea famiglia: lo impedisce la sua costitutiva
sterilità. Di qui, la pretesa, confusa, di ammettere le coppie
omosessuali all’adozione. Ma è ben noto che la psicologia dell’età
evolutiva sottolinea l’esigenza importantissima per i bambini di
possedere una doppia figura genitoriale, maschile e femminile.
Se le unioni omosessuali venissero legalizzate, ciò significherebbe:
- approvare un comportamento deviante
- farlo diventare un modello nella società
-
offuscare valori fondamentali, quali il matrimonio e la famiglia.
Infatti il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale,
con grave detrimento del bene comune: perderebbe l’essenziale
riferimento ai fattori collegati alla eterosessualità, come ad esempio
il compito procreativo ed educativo.
Ci sono inoltre buone
ragioni per affermare che tali unioni omosessuali sono nocive per il
retto sviluppo della società umana, soprattutto se aumentasse la loro
incidenza effettiva sul tessuto sociale.
Sussiste anche sempre
il pericolo che una legislazione che faccia dell’omosessualità una base
per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con
tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o addirittura a
cercare un partner allo scopo di sfruttare le disposizioni della legge.
Il
Card. Joseph Ratzinger, da Prefetto della Congregazione per la Dottrina
della Fede, affermava che «la doverosa reazione alle ingiustizie
commesse contro le persone omosessuali non può portare in nessun modo
all’affermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata.
Quando tale affermazione viene accolta e di conseguenza l’attività
omosessuale è accettata come buona, oppure quando viene introdotta una
legislazione civile per proteggere un comportamento al quale nessuno
può rivendicare un qualsiasi diritto, né la Chiesa né la società nel
suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e
pratiche distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e
violenti aumentano»? (Lettera sulla cura pastorale delle persone
omossessuali, 1986).
QUALE IMPEGNO SI DEVE ASSUMERE?
Occorre
che tutti noi riaffermiamo, difendiamo e promuoviamo sempre più
l’identità del matrimonio come unione di un uomo e di una donna.
Ha
detto molto giustamente BENDETTO XVI: “Non si tratta qui di norme
peculiari della morale cattolica, ma di verità elementari che
riguardano la nostra comune umanità: rispettarla è essenziale per il
bene della persona e della società. È un grave errore - ha detto
Benedetto XVI - oscurare il valore e le funzioni della famiglia
legittima fondata sul matrimonio, attribuendo ad altre forme di unione
impropri riconoscimenti giuridici, dei quali non vi è, in realtà,
alcuna effettiva esigenza sociale” (Discorso ai politici della Regione,
Provincia e Comune di Roma, 12 gennaio 2006) .
Il Primicerio della Basilica dei SS. Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli
NB:
Si veda a questo riguardo anche l’articolo di FRANCESCO D’AGOSTINO -
Presidente dell’Unione Giuristicattolici Italiani – in: “L’Osservatore
Romano” - 14 Gennaio 2006.
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