Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla
Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale
Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei fedeli presso
la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, alcune schede
catechistiche su argomenti di attualità, redatte sulla base del
Catechismo e di altri documenti pontifici. Considerando la qualità, la
competenza e l’utilità di queste schede catechistiche abbiamo deciso di
pubblicarne una ogni giovedì.
CHE COS’E’ LA MEDITAZIONE CRISTIANA?
• Essa è:
-
silenzioso, riverente ascolto e obbediente accoglienza della Parola di
Dio, in vista di conformare ad essa tutta la propria vita
- essere
e stare con Dio: «Rimanete in me, come io rimango in voi. Come il
tralcio non può portare frutto da sé stesso, se non rimane nella vite,
così nemmeno voi» (Gv 15,4)
- accostarsi a quel mistero
dell’unione con Dio, che i Padri greci chiamavano divinizzazione
dell’uomo: “Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventi Dio”
(SANT’ATANASIO)
- “volta al conseguimento della virtù e dell’amore
di Dio, e non all’acquisto del sapere in generale o di una particolare
disposizione psicologica” (SAN FRANCESCO DI SALES, Introduction à la vie dévote, Filotea, II,V)
-
“riflettere su qualche verità della fede, per crederla con più
convinzione, amarla come un valore attraente e concreto, praticarla con
l’aiuto dello Spirito Santo. Si tratta di una conoscenza amorosa.
Implica riflessione, amore e proposito pratico. Il suo valore sta non
nel molto pensare, ma nel molto amare” (CEI, n. 996)
- è sì un concentrarsi in se stessi, ma è anche un trascendere il proprio io, che non è Dio, ma solo una creatura. Dio è “interior intimo meo, et superior summo meo: Dio è più intimo della mia interiorità e più grande del mia grandezza” (SANT’AGOSTINO, Confessiones 3, 6, 11). Dio infatti è in noi e con noi, ma ci trascende nel suo mistero.
•
La meditazione cristiana non comporta che l’io personale e la sua
creaturalità debbano essere annullati e scomparire nel mare
dell’Assoluto. Infatti “l’uomo è essenzialmente creatura e tale rimane
in eterno, cosicché non sarà mai possibile un assorbimento dell’io
umano nell’io divino, neanche nei più alti stati di grazia” (MC, 14).
SU CHE COSA SI FONDA LA MEDITAZIONE CRISTIANA?
Si fonda:
•
sulla realtà stessa del Dio uno e trino, che “è Amore” (1Gv 4,8), che
ci ha fatto “figli adottivi”, e pertanto possiamo gridare con il Figlio
nello Spirito Santo: “Abbà, Padre”
• sulla meditazione
delle opere salvifiche, che il Dio dell’antica e della nuova Alleanza
ha compiuto nella storia, attraverso le quali Dio “si rivela parlando
agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e
ammetterli alla comunione con Sé” (CONCILIO VATICANO II, Dei verbum, 2)
•
sulla Persona di Cristo Signore, “nel quale sono nascosti tutti i
tesori della sapienza e della scienza” (Col. 2, 3). Occorre aver sempre
lo sguardo fisso in Gesù Cristo, nel quale l’amore divino si è
manifestato e donato a noi soprattutto sulla croce. “Grazie alle
parole, alle opere, alla passione e risurrezione di Gesù Cristo, nel
Nuovo Testamento la fede riconosce in lui la definitiva autorivelazione
di Dio, la Parola incarnata che svela le profondità più intime del suo
amore”(MC, 5). Pertanto la meditazione cristiana richiede un permanente
approfondimento della conoscenza di Cristo, in modo da “comprendere con
tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la
profondità [del mistero di Cristo] e conoscere l’amore di Cristo che
sorpassa ogni conoscenza, per essere ricolmi di tutta la pienezza di
Dio” (Ef 3,18s)
• sulla disponibilità a compiere costantemente
la volontà di Dio, sull’esempio di Cristo, il cui “cibo è fare la
volontà di colui che (lo) ha mandato a compiere la sua opera” (Gv 4,34)
• sulla stretta correlazione tra lex orandi e lex credendi,
tra il modo di pregare e il contenuto della fede cristiana che viene
professata. La preghiera cristiana è sempre determinata dalla struttura
della fede cristiana, nella quale risplende la verità stessa di Dio e
della creatura. “La preghiera è fede in atto: la preghiera senza fede
diviene cieca, la fede senza preghiera si disgrega” (Card. JOSEPH
RATZINGER, Conferenza di presentazione del documento MC)
•
sull’umiltà. Quanto più viene concesso ad una creatura di avvicinarsi a
Dio, tanto maggiormente cresce in lei la riverenza davanti al Dio, tre
volte santo. Si comprende allora la parola di Colei che è stata
gratificata della più alta intimità con Dio, Maria SS.ma: “Ha guardato
l’umiltà della sua serva” (Lc 1,48), e anche quella di sant’Agostino:
“Tu puoi chiamarmi amico, io mi riconosco servo” (SANT’AGOSTINO, Enarrationes in Psalmos
CXLU). “Non possiamo mai, in alcun modo, cercare di metterci allo
stesso livello dell’oggetto contemplato, l’amore libero di Dio; neanche
quando, per la misericordia di Dio Padre, mediante lo Spirito Santo
mandato nei nostri cuori, ci viene donato in Cristo, gratuitamente, un
riflesso sensibile di quest’amore divino e ci sentiamo come attirati
dalla verità, dalla bontà e dalla bellezza del Signore” (MC, 31)
•
sul silenzio: occorre riscoprire il valore del silenzio, il quale crea
l’ambiente favorevole alla riflessione, alla contemplazione,
all’ascolto integrale (di se stessi, di Dio, degli altri), alla
purificazione e unificazione della persona
• sull’amore verso
il prossimo. La meditazione autentica rinvia continuamente all’amore
del prossimo, all’azione e alla passione, e proprio così avvicina
maggiormente a Dio. Essa desta negli oranti un’ardente carità, che li
spinge a collaborare alla missione della Chiesa e al servizio dei
fratelli per la maggior gloria di Dio.
QUALI DIMENSIONI DELLA PERSONA COINVOLGE LA MEDITAZIONE?
La
meditazione mette in moto tutte le facoltà dell’essere umano:
l’intelligenza, la memoria, il desiderio, la volontà, l’attenzione,
l’intuizione, l’immaginazione, il sentimento, il cuore, il
comportamento.
“Questa mobilitazione è necessaria per
approfondire le convinzioni di fede, suscitare la conversione del cuore
e rafforzare la volontà di seguire Cristo. La preghiera cristiana di
preferenza si sofferma a meditare “i misteri di Cristo”, come nella lectio divina
o nel Rosario. Questa forma di riflessione orante ha un grande valore,
ma la preghiera cristiana deve tendere più lontano: alla conoscenza
d’amore del Signore Gesù, all’unione con Lui” (CCC, n.2708).
QUALE IMPORTANZA HA IL CORPO NELLA MEDITAZIONE CRISTIANA?
•
L’esperienza umana dimostra che la posizione e l’atteggiamento del
corpo non sono privi d’influenza sul raccoglimento e la disposizione
dello spirito, coinvolgendo anche le funzioni vitali fondamentali, come
la respirazione e il battito cardiaco. E questo per l’unità della
persona, che è uni-duale: corpo e anima. Nella preghiera è tutto
l’uomo, che deve entrare in relazione con Dio, e dunque anche il suo
corpo deve assumere la posizione più adatta per il raccoglimento.
• L’importanza del corpo varia a seconda delle culture e della sensibilità personale
• In ogni caso, occorre:
-
riconoscere il valore relativo di tali atteggiamenti corporei: essi
sono utili, solo se vissuti in vista del fine della preghiera cristiana
- prestare attenzione al fatto che tali atteggiamenti corporei
possono degenerare in un culto del corpo e possono portare a
identificare erroneamente tutte le sue sensazioni con esperienze
spirituali. “Alcuni esercizi fisici producono automaticamente
sensazioni di quiete e di distensione, sentimenti gratificanti, forse
addirittura fenomeni di luce e di calore che assomigliano ad un
benessere spirituale. Scam-biarli per autentiche consolazioni dello
Spirito Santo sarebbe un modo totalmente erroneo di concepire il
cammino spirituale. Attri-buire loro significati simbolici tipici
dell’esperienza mistica, quando l’atteggiamento morale dell’interessato
non corrisponde ad essa, rappresenterebbe una specie di schizofrenia
mentale, che può condurre perfino a disturbi psichici e, talvolta, ad
aberrazioni morali” (MC, 28).
QUALE IMPORTANZA HA LA TECNICA NELLA MEDITAZIONE CRISTIANA?
•
La meditazione cristiana non è principalmente una questione di tecnica:
essa è anzitutto e sempre un dono di Dio, di cui chi ne beneficia si
sente indegno. Questo dono può essere concesso solo in Cristo
attraverso lo Spirito Santo.
• L’amore di Dio è una realtà della quale non ci si può impossessare con nessun metodo o tecnica.
• La tecnica può offrire un aiuto alla meditazione cristiana.
QUALI AIUTI USARE PER BEN MEDITARE?
Si
può meditare recitando adagio il Padre nostro, ripetendo lentamente una
frase biblica, guardando con devozione un’immagine sacra. “Ci si aiuta
con qualche libro, e ai cristiani non mancano: la Sacra Scrittura,
particolarmente il Vangelo, le sante icone, i testi liturgici del
giorno o del tempo, gli scritti dei Padri della vita spirituale, le
opere di spiritualità, il grande libro della creazione e quello della
storia, la pagina dell’Oggi di Dio.
Meditare quanto si legge
porta ad appropriarsene, confrontandolo con se stessi. Qui si apre un
altro libro: quello della vita. Si passa dai pensieri alla realtà. A
misura dell’umiltà e della fede che si ha, vi si scoprono i moti che
agitano il cuore e li si può discernere. Si tratta di fare la verità
per venire alla Luce: Signore, che cosa vuoi che io faccia?” (CCC, n.
2705-2706). In tal modo si procede nel cammino di santità, nella vita
di perfezione.
ESISTONO TAPPE NELLA VITA DI PERFEZIONE?
La tradizione cristiana ha distinto tre stadi nella vita di perfezione:
1) la via della purificazione, che comporta il riconoscere di essere peccatore e il chiedere perdono a Dio per i propri peccati
2) la via dell’illuminazione,
che introduce i fedeli, iniziati ai divini misteri, alla conoscenza di
Cristo mediante la fede che opera per mezzo della carità. Essa è resa
possibile dall’amore che il Padre ci dona nel Figlio e dall’Unzione che
da lui riceviamo nello Spirito Santo, in occasione del Battesimo e
della Cresima
3) la via dell’unione a Dio, realizzata
attraverso la partecipazione ai Sacramenti e l’impegno costante in una
vita morale coerente con la fede cristiana.
“Con l’andar del
tempo l’esercizio della meditazione si semplifica, il cuore prevale
sulla riflessione. Si arriva gradualmente all’orazione di
raccoglimento. Ci si libera da immagini e pensieri particolari, da
ricordi, preoccupazioni e progetti. Si rivolge una semplice attenzione
amorosa a Dio, a Gesù Cristo, a qualche sua perfezione, a qualche
evento salvifico. Si rimane in atteggiamento di amore silenzioso
davanti al Signore presente nel nostro intimo. Ci si lascia trasformare
dal suo Spirito, che può causare consolazione o desolazione, ma
senz’altro purifica e fortifica nella carità. Quando il fervore di
questa esperienza si attenua, è bene ritornare alla meditazione
discorsiva o alla preghiera vocale” (CEI, n. 997).
QUALI SONO I METODI DI MEDITAZIONE?
•
I metodi di meditazione sono tanti quanto i maestri spirituali. Ma un
metodo non è che un mezzo, una guida; l’importante è avanzare, con lo
Spirito Santo, sull’unica via della preghiera: Cristo Gesù. “Ogni
fedele dovrà cercare e potrà trovare nella varietà e ricchezza della
preghiera cristiana, insegnata dalla Chiesa, la propria via, il proprio
modo di preghiera; ma tutte queste vie personali confluiscono, alla
fine, in quella via al Padre, che Gesù Cristo ha detto di essere. Nella
ricerca della propria via ognuno si lascerà quindi condurre non tanto
dai suoi gusti personali quanto dallo Spirito Santo, il quale lo guida,
attraverso Cristo, al Padre” (MC, 29).
• Fra i vari metodi,
uno è indicato dalla Tradizione della Chiesa come particolarmente buono
per meditare la S. Scrittura: è quello denominato lectio divina.
COME SI ATTUA LA LECTIO DIVINA?
Solitamente i Padri Spirituali indicano 5 tappe nel meditare la Bibbia, e le descrivono così:
* Lectio
in
questa prima tappa prendo la Bibbia non come un qualsiasi libro, ma
come lo scrigno che contiene la Parola con la quale Dio parla a me.
Ascolto una parola vivente, che mi rivolge un messaggio personale. Lo
ascolto come se fosse la prima volta. Mi sforzo di coglierne il senso
nel modo più completo possibile. Mi incontro con la luce di Dio: essa
prende dimora nella mia intelligenza e la illumina.
* Meditatio
invoco
lo Spirito Santo perché venga in soccorso della cecità della mia mente.
Nell’umile implorazione della luce e nella adesione della fede, scruto
la Parola con attenzione nuova. Scopro come le idee di Dio siano
diverse da quelle degli uomini e mi accorgo di quanto sia necessario
lasciare che la Parola di Dio trasformi le mie convinzioni, per
conformarle sempre più alle idee di Dio. Acconsento a cambiare la mia
mentalità e la mia volontà per aderire alla mentalità e alla volontà di
Dio.
* Oratio
mi sforzo di parlare a Dio con
tutto il cuore, chiamandolo in aiuto alla mia debolezza. È il momento
di domandare alla vergine Maria di comunicarmi la sua preghiera, fatta
di fiducia e di amore, frutto della sua purezza di cuore. Nella sua
fede, nel suo silenzio adorante, nella sua innocenza e nel suo coraggio
di amare e di ricevere l’amore di Gesù, anche io oso invocare suo
Figlio perché mi soccorra. Mi faccio insegnare da Lui a pregare il
Padre nel loro Spirito di amore. Il mio cuore impara a parlare a Dio,
se si lascia inondare dall’amore di Cristo.
*Contemplatio
se
ho lasciato che la Parola, letta e meditata, illumini a lungo gli occhi
del mio cuore e della mia mente, se mi sono lasciato interpellare in
profondità dal senso della Sacra Scrittura fino a maturare un desiderio
di intimità costante con Dio, se ho pregato con fiducia infinita per i
miei fratelli e per tutta la Chiesa, allora Dio risponde. Egli infonde
nel mio cuore una certa incapacità di continuare a riflettere in modo
discorsivo sulla sua Parola e mi concede una sorta di partecipazione al
fuoco di comunione di amore al di là di ogni cosa che brucia senza
inizio e senza fine all’interno della Santa Trinità.
* Actio
per
darmi il dono di un’intima conversazione continua con lui, il Signore
si aspetta da parte mia che moltiplichi in ogni circostanza slanci di
desiderio e di comunione con il suo amore.
QUALI SONO I LIMITI DEI METODI?
La legittima ricerca di nuovi metodi di meditazione dovrà sempre tenere conto che:
•
il metodo non può essere staccato dal contenuto e concepito come
neutrale rispetto a ciò che veicola, e al contesto culturale in cui
nasce
• occorre rispettare la natura intima della preghiera cristiana, che:
-
“è un dialogo personale, intimo e profondo, tra l’uomo e Dio. Essa
esprime quindi la comunione delle creature redente con la vita intima
delle Persone Trinitarie” (MC, 3) (cfr. anche l’altra complementare
scheda su: ‘come pregare’)
- non si riduce mai a un metodo, che
serva a liberarsi dal dolore, o addirittura a star bene fisicamente, ma
è un’apertura all’amore di Dio, a quell’amore che non ha esitato
davanti alla morte, e alla morte di Croce
- per essere autentica, è essenziale l’incontro di due libertà, quella infinita di Dio con quella finita dell’uomo
- è sempre realizzata in unione con Cristo, nello Spirito Santo, insieme con tutti i santi per il bene della Chiesa.
•
Attesi i limiti e i rischi di tali metodi, occorre che il cristiano si
ponga in docile ascolto e umile accoglienza di quanto la Chiesa, in
particolare attraverso il Papa e i Vescovi, indicano: a loro infatti
spetta “di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono” (CONCILIO
VATICANO II, Lumen gentium, n. 12).
CHE COSA SONO LE GRAZIE MISTICHE?
•
Sono grazie speciali, conferite da Dio ad esempio “ai fondatori di
istituzioni ecclesiali in favore di tutta la loro fondazione, nonché ad
altri santi, che caratterizzano la loro peculiare esperienza di
preghiera e che non possono, come tali, essere oggetto di imitazione e
di aspirazione per altri fedeli, anche appartenenti alla stessa
istituzione, e desiderosi di una preghiera sempre più perfetta” (MC,
24).
• “Non l’impegno personale, ma l’azio-ne dello Spirito
Santo introduce nella contemplazione mistica, un’esperienza di Dio
senza concetti, senza immagini e senza parole. L’uomo non può né
raggiungerla né farla durare a volontà; può solo prepararsi a
riceverla” (CEI, n. 998).
QUANTO DURA LA MEDITAZIONE CRISTIANA?
L’unione
abituale con Dio, che viene chiamata preghiera continua non si
interrompe necessariamente quando ci si dedica anche, secondo la
volontà di Dio, al lavoro e alla cura del prossimo. “Sia dunque che
mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate
tutto per la gloria di Dio”, ci dice l’apostolo (1Cor 10,31)
SANT’AGOSTINO
al riguardo afferma: “Sappiamo che gli eremiti d’Egitto fanno preghiere
frequenti, ma tutte brevissime. Esse sono come rapidi messaggi che
partono all’indirizzo di Dio. Così la tensione dello spirito, tanto
necessaria a chi prega, rimane sempre desta e fervida e non si
assopisce per la durata eccessiva dell’orazione... Lungi dunque dalla
preghiera ogni verbosità, ma non si tralasci la supplica insistente, se
perdura il fervore e l’attenzione. Il servirsi di molte parole nella
preghiera, equivale a trattare una cosa necessaria con parole
superflue. Il pregare consiste nel bussare alla porta di Dio e
invocarlo con insistente e devoto ardore del cuore. Il dovere della
preghiera si adempie meglio con i gemiti che con le parole, più con le
lacrime che con i discorsi”.
IL CRISTIANO, PER LA SUA MEDITAZIONE, PU0’ APPRENDERE ANCHE DALLE ALTRE RELIGIONI?
Pratiche di meditazione (come ad esempio lo zen, lo yoga, la respirazione controllata, il mantra…),
provenienti dall’oriente cristiano e dalle grandi religioni non
cristiane, possono costituire un mezzo adatto per aiutare l’orante a
stare davanti a Dio interiormente disteso?
“Siccome la Chiesa
cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni,
non si dovranno disprezzare pregiudizialmente queste indicazioni in
quanto non cristiane. Si potrà, al contrario, cogliere da esse ciò che
vi è di utile, a condizione di non perdere mai di vista la concezione
cristiana della preghiera, la sua logica e le sue esigenze, poiché è
all’interno di questa totalità che quei frammenti dovranno essere
riformulati ed assunti. Tra di essi si può annoverare anzitutto l’umile
accettazione di un maestro esperto nella vita di preghiera e delle sue
direttive; di ciò si è sempre avuto consapevolezza nell’esperienza
cristiana sin dai tempi antichi, dall’epoca dei padri del deserto.
Questo maestro, esperto nel sentire cum ecclesia, deve non solo
guidare e richiamare l’attenzione su certi pericoli, ma, quale padre
spirituale, deve anche introdurre in maniera viva, da cuore a cuore,
nella vita di preghiera, che è dono dello Spirito Santo” (MC, 16).
Il Primicerio della Basilica dei SS. Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli
BIBLIOGRAFIA:
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della meditazione cristiana (MC) 1989;
CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (CCC), La quarta parte; COMPENDIO
del CCC, quarta parte; CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo degli adulti: La verità vi farà liberi (CEI).
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