| 8955 registrati | | 0 Oggi | | 5 Ieri | | 10 Questa settimana | | 23 Questo mese |  | Ultimo registrato | | |
Aiuta P&S
Aiuta P&S a crescere!
Hai un blog o un sito cattolico?
Sostienici mettendo un link!
MiniChat
|
Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla
Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale
Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei fedeli presso
la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, alcune schede
catechistiche su argomenti di attualità, redatte sulla base del
Catechismo e di altri documenti pontifici. Considerando la qualità, la
competenza e l’utilità di queste schede catechistiche abbiamo deciso di
pubblicarne una ogni giovedì.
Secondo la morale cristiana, qual è la differenza, nell’omosessualità, tra orientamento e atto?
•
Un orientamento (tendenza/inclinazione) omosessuale, pur essendo
oggettivamente un disordine morale, non va considerato peccaminoso in
se stesso: lo è solo nel senso che può condurre a un atto sessuale.
•
L’atto omosessuale è invece peccato gravemente contrario alla castità.
Esso, infatti, esclude il dono della vita. Non è il frutto di una vera
complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo può essere
approvato.
Qual è l’atteggiamento della Chiesa Cattolica nei confronti delle relazioni omosessuali?
• La Chiesa dice SI’:
-
al rispetto della persona omosessuale, alla quale, proprio in quanto
persona, si deve dignità, accoglienza, aiuto. Non si può infatti
dimenticare che la persona umana, in quanto creata a immagine e
somiglianza di Dio, precede e trascende la propria sessualità, il
proprio orientamento sessuale;
- alla distinzione:
§ tra peccatore e peccato
§ tra orientamento e atto omosessuale
-
al rispetto degli specifici diritti delle singole persone, diritti che
anche gli omosessuali hanno in quanto persone e in quanto cittadini né
più né meno delle altre persone umane, e non in quanto omosessuali;
- all’educazione e, per quanto possibile, alla guarigione della persona omosessuale;
- all’avvio di iniziative pastorali concrete a favore dell’omosessuale;
- alla chiamata alla castità e alla santità dell’omosessuale;
- alla preghiera e alla vita sacramentale, quali luce e aiuto perché l’omosessuale possa vivere nella castità.
• La Chiesa dice NO:
- all’approvazione del comportamento omosessuale o della relazione omosessuale;
- alla concezione dell’omosessualità come una dimensione del tutto al di fuori o al di sopra delle norme morali;
- alla legalizzazione o all’equiparazione della relazione omosessuale al matrimonio;
- al conferimento del sacramento dell’Ordine a una persona omosessuale o con tendenza omosessuale;
-
ad ogni marchio di ingiusta discriminazione, a ogni eventuale forma di
rifiuto, di emarginazione o di disprezzo nei confronti della persona
omosessuale.
Quali frutti generano l’amore eterosessuale e la relazione omosessuale?
•
L’amore tra l’uomo e la donna ha il potere di generare vari e
complementari “amori”: l’amore coniugale, quello parentale, quello
fraterno e quello filiale.
• La relazione omosessuale non ha questa ampiezza di vita. Si esaurisce nella relazione tra due persone.
•
La ricchezza di vita che la relazione eterosessuale produce nelle
persone e i benefici che dona alla società non sono equiparabili alla
vita e ai benefici di una relazione omosessuale.
Si può stabilire un’analogia tra il Matrimonio e le unioni omosessuali?
Non
esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure
remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e
la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali
contrastano con la legge morale naturale. Nella Sacra Scrittura le
relazioni omosessuali sono condannate come gravi depravazioni (cf. Rm
1, 24-27; 1 Cor 6, 10; 1 Tm 1, 10).
Per quali motivi le unioni omosessuali non devono essere legalizzate?
Per vari e complementari motivi:
• Motivo naturale :
la legge civile non può entrare in contraddizione con la retta ragione
senza perdere la forza di obbligare la coscienza. Ogni legge, fatta
dagli uomini, ha ragione di legge solo in quanto è conforme alla legge
morale naturale, riconosciuta dalla retta ragione, e in quanto rispetta
in particolare i diritti inalienabili di ogni persona. Le legislazioni
favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla retta ragione
perché conferiscono all’unione tra due persone dello stesso sesso
garanzie giuridiche analoghe a quelle dell’istituzione matrimoniale.
• Motivo biologico-antropologico :
Nelle unioni omosessuali sono del tutto assenti quegli elementi
biologici e antropologici propri del matrimonio e della famiglia.
Infatti nell’unione omosessuale:
-
manca la differenziazione genitale-sessuale, che è il dato oggettivo di
realtà con cui veniamo al mondo: maschio o femmina. Questo dato
originario è scritto nel corpo, nel cervello, nel cuore;
- è del
tutto assente la dimensione coniugale, che rappresenta la forma umana
ed ordinata delle relazioni sessuali. Esse infatti sono umane quando e
in quanto esprimono e promuovono il mutuo aiuto dei due diversi sessi
nel matrimonio;
- non vengono attuate la procreazione e la sopravvivenza della specie umana;
-
l’assenza della bipolarità sessuale crea ostacoli allo sviluppo normale
dei bambini eventualmente inseriti all’interno di queste unioni
omosessuali. Ad essi manca l’esperienza della maternità o della
paternità. Inserire dei bambini nelle unioni omosessuali per mezzo
dell’adozione significa di fatto fare violenza a questi bambini, nel
senso che ci si approfitta del loro stato di debolezza per introdurli
in ambienti che non favoriscono il loro pieno sviluppo umano.
Certamente una tale pratica sarebbe gravemente immorale e si porrebbe
in aperta contraddizione con il principio, riconosciuto anche dalla
Convenzione internazionale dell’ONU sui diritti dei bambini, secondo il
quale l’interesse superiore da tutelare in ogni caso è quello del
bambino, la parte più debole e indifesa.
• Motivo sociale :
- Se le unioni omosessuali venissero legalizzate, ciò significherebbe:
§ approvare un comportamento deviante
§ farlo diventare un modello nella società
§
offuscare valori fondamentali, quali il matrimonio e la famiglia.
Infatti il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale,
con grave detrimento del bene comune: perderebbe l’essenziale
riferimento ai fattori collegati alla eterosessualità, come ad esempio
il compito procreativo ed educativo.
- Ci sono inoltre buone
ragioni per affermare che tali unioni omosessuali sono nocive per il
retto sviluppo della società umana, soprattutto se aumentasse la loro
incidenza effettiva sul tessuto sociale.
- Sussiste anche sempre
il pericolo che una legislazione che faccia dell’omosessualità una base
per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con
tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o addirittura a
cercare un partner allo scopo di sfruttare le disposizioni della legge.
• Motivo giuridico: Poiché le coppie matrimoniali
svolgono il ruolo di garantire l’ordine delle generazioni e sono quindi
di eminente interesse pubblico, il diritto civile conferisce loro un
riconoscimento istituzionale. Le unioni omosessuali invece non esigono
una specifica attenzione da parte dell’ordinamento giuridico, perché
non rivestono il suddetto ruolo per il bene comune. Gli omosessuali, in
quanto persone e in quanto cittadini, possono sempre ricorrere - come
tutti i cittadini e a partire dalla loro autonomia privata - al diritto
comune per tutelare situazioni giuridiche di reciproco interesse.
Che cosa la Chiesa Cattolica chiede allo Stato di fare nei confronti delle relazioni omosessuali?
• La Chiesa Cattolica chiede allo Stato di:
- affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione;
- contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica;
- ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla legalizzazione del male;
- smascherare l’uso strumentale o ideologico che si può fare della giusta tolleranza verso le persone omosessuali;
-
non procedere alla legalizzazione delle unioni omosessuali o alla loro
equiparazione legale al matrimonio con accesso ai diritti che sono
propri di quest’ultimo;
- rispettare il principio di uguaglianza,
in forza del quale non si possono attribuire gli stessi benefici e
vantaggi a soggetti che non sono nella stessa situazione giuridica.
Infatti mentre i soggetti legati da matrimonio sono impegnati ad
osservare una somma di doveri e di obblighi previsti dal diritto di
famiglia, i soggetti di unioni di fatto si sottraggono, per libera
scelta, a questi impegni. Pertanto lo Stato violerebbe il principio di
uguaglianza conferendo ai soggetti di unioni di fatto, i benefici che
la legge prevede per le unioni coniugali familiari.
• Impegno
comune dello Stato e della Chiesa, seppure su piani diversi e con mezzi
diversi, è soprattutto quello di non esporre le giovani generazioni ad
una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le
priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al
dilagare del fenomeno stesso.
Qualcuno dice: l’eventuale
legalizzazione dell’unione omosessuale non obbliga nessuno ad usufruire
di tale legge. E quindi perché non venire incontro a chi vuole
usufruirne?
• A questo proposito occorre riflettere sulla
differenza esistente tra il comportamento omosessuale come fenomeno
privato, e lo stesso comportamento quale relazione sociale legalmente
prevista e approvata, fino a diventare una delle istituzioni
dell’ordinamento giuridico. Il secondo fenomeno non solo è più grave,
ma acquista una portata assai più vasta e profonda, e finirebbe per
comportare modificazioni dell’intera organizzazione sociale che
risulterebbero contrarie al bene comune.
• Le leggi civili
sono principi strutturanti della vita dell’uomo in seno alla società,
per il bene o per il male. Esse svolgono un ruolo molto importante e
talvolta determinante nel promuovere una mentalità e un costume. Le
forme di vita e i modelli in esse espresse non solo configurano
esternamente la vita sociale, bensì tendono a modificare nelle nuove
generazioni la comprensione e la valutazione dei comportamenti. La
legalizzazione delle unioni omosessuali sarebbe destinata perciò a
causare l’oscuramento della percezione di alcuni valori morali
fondamentali e la svalutazione dell’istituzione matrimoniale.
Come devono comportarsi i politici cattolici nei confronti di legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali?
•
Nel caso in cui si proponga per la prima volta all’Assemblea
legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale
delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale
di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare
contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad
un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un
atto gravemente immorale.
• Nel caso sia già in vigore una
legge favorevole alle unioni omosessuali, egli deve opporsi nei modi a
lui possibili e rendere nota la sua opposizione. Se non fosse possibile
abrogare completamente una legge di questo genere, egli potrebbe
lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i
danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano
della cultura e della moralità pubblica, a condizione che sia chiara e
a tutti nota la sua personale assoluta opposizione a leggi siffatte e
che sia evitato il pericolo di scandalo.
Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli
NB per approfondire tale argomento, si leggano i seguenti documenti pontifici:
* CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE:
- Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2004
- Persona humana, 29 dicembre 1975, n. 8
- Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1º ottobre 1986
-
Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla
non discriminazione delle persone omosessuali, 24 luglio 1992;
* CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, nn. 2357-2359, 2396.
|
Non è possibile inviare commenti da perte dei non registrati.
|