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ROMA, giovedì, 2 ottobre 2006 (ZENIT.org ).-
Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla
Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale
Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei fedeli presso
la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, alcune schede
catechistiche su argomenti di attualità, redatte sulla base del
Catechismo e di altri documenti pontifici.
Da dove ha origine la morte?
Dio
non ha né voluto né creato la morte così come noi la subiamo oggi. Essa
è entrata nel mondo come conseguenza del primo peccato dei nostri
progenitori, Adamo ed Eva. Essa è dunque il “salario del peccato” (Rm
6,23).
Qual è il senso della morte?
•
Oggi si tende a censurare e a rimuovere tale realtà della vita umana.
Il solo pensiero della morte procura angoscia. Non pensandoci, si
ritiene di allontanarla o vincerla. In realtà essa, inesorabile, viene,
e può venire in ogni momento, a qualunque età della persona, in
qualunque condizione ci si trovi.
• Per ogni essere umano, la morte è:
- segno del nostro essere uomini; essa appartiene alla condizione umana
- il termine della vita terrena
- una porta che chiude un modo di vivere per aprirne un altro: non è la fine di tutto
- un richiamo alla saggezza del vivere bene il tempo a nostra disposizione
-
un modo di attuare una fondamentale uguaglianza fra tutti, al di là di
appartenenze sociali, condizioni economiche, capacità culturali.
•
Per il cristiano, la morte è illuminata dalla Parola di Dio che ci
offre una luce che rischiara e consola. La morte diventa così:
- un porre fine alla vita dell’uomo come tempo aperto per accogliere o rifiutare l’amore di Dio in Cristo
- un iniziare la vita eterna, e cioè quel vivere nuovo e per sempre che ha inizio dopo questa vita terrena
- un incontrare Dio, Padre e anche Giudice
- un possibile modo per esprimere un atto di obbedienza e di amore verso il Padre, sull’esempio di Cristo.
•
È proprio per questa visione cristiana della morte che san Francesco
d’Assisi poteva esclamare nel Cantico delle Creature: “Laudato si, mi
Signore, per sora nostra morte corporale” (Fonti Francescane, 263).
Che cosa succede con la morte?
Con
la morte, si verifica la separazione dell’anima e del corpo. Il corpo
dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima, che è immortale,
va incontro a Dio per essere giudicata. Essa sarà riunita al suo corpo
alla fine dei tempi.
Che cosa significa morire in grazia di Dio?
Significa
morire con la consapevolezza di non avere il peccato mortale
sull’anima. Significa morire in pace con Dio e con il prossimo. “Certa
è questa parola: se moriamo con Lui, vivremo anche con Lui” (2 Tim
2,11).
Come è possibile morire con Cristo?
È possibile:
• vivendo da figli di Dio durante la nostra vita terrena
• chiedendo frequentemente perdono a Dio dei nostri peccati mediante il sacramento della Riconciliazione (Confessione)
•
usufruendo, se possibile, dei due sacramenti istituiti da Cristo per
gli ammalati gravi e per quanti stanno per passare da questa vita
all’altra: il sacramento dell’Eucaristia come Viatico e il sacramento
dell’Unzione dei malati.
Come Cristo ha vinto la morte?
Distruggendo la causa della morte, cioè il peccato, con la Sua Morte in croce e con la Sua Risurrezione.
Come descrivere le condizioni dell’uomo dopo la morte?
«Bisogna
evitare rappresentazioni immaginarie e arbitrarie che invece di aiutare
approfondiscono le difficoltà della Fede cristiana. Le immagini
impiegate dalla S. Scrittura meritano tuttavia rispetto. Bisogna
ricercarne il senso profondo, evitando il rischio di attenuarle troppo,
svuotando della loro sostanza le realtà che esse manifestano»
(Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera su alcune questioni
riguardanti l’escatologia).
Che cosa avviene dopo la morte?
L’anima,
separata dal corpo, viene giudicata da Dio in rapporto alla Fede e alle
opere compiute. È questo il giudizio particolare, con il quale viene
data a ciascuno l’immediata retribuzione per la sua vita terrena.
Tale retribuzione consiste nell’accedere:
• o alla gioia eterna del paradiso
- subito dopo la morte
- oppure dopo un’adeguata purificazione (purgatorio).
• o alla dannazione eterna dell’inferno.
Che cos’è il Paradiso?
Il
Paradiso è lo stato di felicità piena e definitiva. Tale felicità
consiste nel vedere Dio “così come egli è” (1 Gv 3,2), “a faccia a
faccia” (1 Cor 13,12). Dio sarà allora conosciuto e amato come la
massima, suprema felicità dell’uomo, il fine ultimo e la realizzazione
piena delle aspirazioni più profonde dell’uomo.
Questo mistero di
visione beatifica, di comunione beata con Dio e con tutti coloro che
sono in Cristo, supera ogni possibilità di comprensione e descrizione.
La S. Scrittura ce ne parla con alcune immagini: vita, luce, pace,
banchetto di nozze, casa del Padre, Gerusalemme celeste…
Che cos’è il Purgatorio?
Il
Purgatorio è la purificazione di coloro che muoiono in grazia di Dio, e
quindi sono ormai sicuri di poter accedere al Paradiso, ma hanno
bisogno di ulteriore purificazione al fine di ottenere la santità
necessaria per entrare nella gioia del Paradiso.
Come noi possiamo aiutare tale purificazione?
Dio
purifica, con i meriti di Cristo morto e risorto, quanti sono nel
Purgatorio, grazie anche alla collaborazione che noi possiamo dare
loro. Noi, che siamo ancora pellegrini qui sulla terra, possiamo
infatti aiutare i nostri defunti, che sono in Purgatorio:
• con le
nostre preghiere di suffragio, in particolare partecipando alla
celebrazione della S. Messa e anche facendo celebrare S. Messe per loro
• con opere di penitenza e di carità
• con le Indulgenze, che
sono la remissione, concessa da Dio, della pena temporale per i peccati
già rimessi quanto alla colpa. Ogni cristiano, pellegrino qui sulla
terra, può acquisire, per intervento della Chiesa, tali Indulgenze, se
debitamente disposto e a determinate condizioni, e può applicarle ai
defunti, in modo tale che questi possano essere sgravati dalle pene
temporali dovute per i loro peccati.
Che cos’è l’Inferno?
•
L’inferno è la dannazione eterna di quanti, per loro libera scelta,
muoiono in peccato mortale senza esserne pentiti e senza accogliere
l’amore misericordioso di Dio. Gesù esprime tale realtà con alcune
immagini: geenna, fuoco inestinguibile, fornace ardente… Sono immagini
per descrivere lo stato di sofferenza estrema, di dannazione eterna che
colpisce quanti sono nell’inferno.
• La pena principale
dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio: soltanto in Lui
infatti l’uomo può avere la vita e la felicità, per le quali è stato
creato e alle quali aspira.
• Dio non predestina nessuno ad andare
all’inferno. Anzi Lui, da buon Padre, vuole che tutti si salvino e
giungano nella Sua Casa: il Paradiso. Per questo ha inviato il Suo
Figlio morto e risorto. Egli non vuole “che alcuno perisca, ma che
tutti abbiano modo di pentirsi” (2 Pt 3,9). Per questo Egli richiama
ogni singola persona, durante la sua vita terrena, sia benevolmente
sia, qualche volta, anche in maniera forte (come fa ogni buon padre col
proprio figlio). E tuttavia, avendo creato l’uomo libero, Dio rispetta
le decisioni della persona, e questo soprattutto nel momento cruciale
della sua morte. Pertanto è l’uomo stesso che, in piena libertà e
responsabilità, si auto-esclude dal Paradiso e, persistendo nel suo
rifiuto radicale di Dio, merita l’inferno.
Che cos’è il Giudizio finale, universale?
È
il giudizio che Dio emetterà alla fine dei tempi, alla fine del mondo,
quando Cristo “verrà nella gloria con tutti i suoi angeli […]. E
saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni
dagli altri […]. E se ne andranno questi al supplizio eterno, e i
giusti alla vita eterna” (Mt 25,31-46).
Con tale giudizio:
•
Risorgeranno tutti i corpi degli uomini. Ogni corpo, trasformato da
corruttibile e mortale in incorruttibile ed eterno, si unirà alla
propria anima, condividendo con essa la condizione del Paradiso oppure
dell’inferno: condizione che essa ha dal momento della morte del corpo.
• Tra tutti i santi del cielo si vivrà una fraterna comunione
“estremamente deliziosa, perché ognuno avrà tutti i beni di tutti gli
altri beati. Ognuno amerà l’altro come se stesso e perciò godrà del
bene altrui come del proprio. Così il gaudio di uno solo sarà tanto
maggiore quanto più grande sarà la gioia di tutti gli altri beati” (S.
Tommaso d’Aquino, Conferenza sul Credo).
• Ci saranno “nuovi cieli
e una terra nuova” (2Pt 3,13). L’universo attuale, liberato da ogni
schiavitù, sarà un nuovo universo, in cui “non ci sarà più la morte, né
lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate” (Ap
21,4).
• Si realizzerà compiutamente e definitivamente il disegno
di Dio di “ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come
quelle della terra” (Ef 1,10). Dio sarà “tutto in tutti” (1Cor 15,28).
Quando avverrà il Giudizio finale?
Soltanto
Dio conosce il giorno e l’ora di tale avvenimento definitivo. Noi
sappiamo solo che avverrà ‘nell’ultimo giorno” (Gv 6,39), alla fine di
questo mondo.
Dove si fonda la nostra fede circa la risurrezione del nostro corpo?
Si fonda:
• sulla Fede in Dio che “non è un Dio dei morti, ma dei viventi” (Mc 12,27)
• su Gesù Cristo, il quale:
- ha detto ‘Io sono la risurrezione e la vita” (Gv 11,25)
-
ha operato alcune ‘risurrezioni’ durante la sua vita terrena: di
Lazzaro, del figlio della vedova di Nain, e della figlia di Giairo.
Tali ‘risurrezioni’, che erano un ritornare alla vita precedente, erano
segno del suo essere ‘la risurrezione”, e prefigurazione del suo
risorgere
- ha fatto questa solenne promessa prima di morire: “Io
vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un
posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono
io” (Gv 14, 2-3)
- ha liberamente subito la morte, e la morte di
croce, per la nostra salvezza: con la sua morte ha vinto la morte, per
sé e per tutti noi
- è risorto lui stesso con il suo proprio
corpo, trasformato e glorificato: “Se Cristo non è risuscitato […] è
vana anche la vostra Fede” (1 Cor 15,14)
- è principio, fondamento
e certezza anche della nostra risurrezione: Lui è «il primogenito di
coloro che risuscitano dai morti» (Col 1, 18); “Dio, che ha risuscitato
il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza” (1 Cor 6,13).
Come avverrà la risurrezione dei nostri corpi?
Conoscere il modo come avviene la risurrezione supera le possibilità del nostro intelletto. È accessibile solo nella Fede.
Qual è la differenza tra la risurrezione del corpo e la reincarnazione?
Esiste fra le due un’enorme differenza, in quanto:
• la risurrezione non è un ritornare alla vita precedente, ma è un vivere nuovo con un corpo completamente trasformato
• ogni vita è unica e irripetibile
• “E’ stabilito che gli uomini muoiano una sola volta” (Eb 9,27).
In che senso il cristiano muore e risorge ogni giorno?
Ogni
giorno della vita qui sulla terra è per il cristiano un partecipare
alla Morte e alla Risurrezione di Cristo, da un punto di vista:
•
sacramentale: col sacramento del Battesimo noi moriamo con Cristo al
peccato (veniamo da lui liberati dal peccato) e risorgiamo a nuova
vita, alla vita dei figli adottivi di Dio, membri di Cristo e della sua
Chiesa, tempio dello Spirito Santo
• morale: ogni giorno siamo
chiamati a fuggire il peccato, a evitarlo, a pentirci e a risorgere da
esso, per vivere con gioia ogni momento, da figli di Dio, cercando “le
cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio” (Col
3,1).
Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli
NB Per approfondire l’argomento, si leggano anche i seguenti documenti pontifici:
* Catechismo della Chiesa Cattolica, 1992, nn. 988 - 1060;
* CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera riguardante alcune questioni di escatologia, 1979.
Codice: ZI06110207
Data pubblicazione: 2006-11-02
© Innovative Media, Inc.
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