Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla
Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale
Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei fedeli presso
la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, alcune schede
catechistiche su argomenti di attualità, redatte sulla base del
Catechismo e di altri documenti pontifici. Considerando la qualità, la
competenza e l’utilità di queste schede catechistiche, ZENIT ha deciso
di pubblicarne una ogni giovedì, e noi ve le proponiamo.
Che cos’è il matrimonio?
È quella speciale comunione di vita e d’amore tra un uomo e una donna, in cui si attuano particolari proprietà e finalità.
Quali sono le priorità e finalità del matrimonio?
• Sono varie e complementari:
- la reciproca donazione personale, propria ed esclusiva del marito e della moglie
- l’etero-sessualità che porta alla complementarità interpersonale
- l’unità
- la fedeltà
- l’indissolubilità
- la fecondità
- l’educazione dei figli
- l’apertura e l’impegno verso la comunità cristiana e sociale.
•
Tali proprietà e finalità sono rilevanti già sul piano umano, a maggior
ragione lo sono nella vita cristiana, ove il matrimonio è sacramento.
Quale relazione si instaura tra l’uomo e la donna nel matrimonio?
L’uomo
e la donna sono uguali in quanto persone e complementari in quanto
maschio e femmina. In tal modo si perfezionano a vicenda. La loro
unione comprende anche la dimensione sessuale, dove corpo e spirito si
uniscono, “così che non sono più due, ma una carne sola” (Mt 19,6), e
nello stesso tempo collaborano con Dio alla generazione e alla
educazione di nuove vite umane. L’unione matrimoniale, secondo
l’originario disegno divino, è indissolubile: “Quello che Dio ha
congiunto, l’uomo non lo separi” (Mt 19,6).
Dove si fonda tale concezione?
Questa concezione del matrimonio:
• è stata voluta da Dio creatore, che, all’inizio del mondo, ha creato l’uomo “maschio e femmina” (Gn 1,27);
• è evidenziata dalla retta ragione;
• è riconosciuta come tale da tutte le grandi religioni;
• è elevata da Cristo alla dignità di sacramento.
Quale rapporto c’è tra matrimonio e famiglia?
La
famiglia è la società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una
donna. Pertanto un uomo e una donna, uniti in matrimonio, costituiscono
insieme ai loro figli una famiglia. Ognuno di loro è persona uguale in
dignità agli altri, pur avendo ciascuno proprie e complementari
responsabilità.
Qual è il ruolo della famiglia?
• A livello sociale, essa è:
- un’istituzione naturale insostituibile
-
la cellula fondamentale e centrale della società, elemento fondamentale
del bene comune di ogni società, vero pilastro portante per l’avvenire
dell’umanità
- il primo ed essenziale livello dell’articolazione sociale
- la sorgente e la risorsa primaria della società e della solidarietà
- la fondamentale esperienza di comunione e responsabilità umana e sociale
- l’ambiente di promozione sociale della persona
- la portatrice di valore storici, sociali ed economici.
• A livello della persona, la famiglia è:
- l’ambiente della comunione di vita e d’amore della persona
- il luogo naturale della trasmissione e continuità della vita, di crescita e tutela della persona
- la titolare di diritti originari, significativamente riconosciuti, in genere, anche a livello civile
- la scuola delle virtù umane e cristiane
- la comunità di Fede, speranza e carità
- il luogo del primo annuncio e della crescita-testimonianza della Fede cristiana
- la Chiesa domestica, santuario della vita e della crescita cristiana della persona.
Che cosa significa che il matrimonio è sacramento?
Significa
che il matrimonio, il quale affonda le sue radici nel Cuore di Dio
creatore, è segno efficace dell’alleanza di Cristo e della Chiesa (cfr.
Ef 5,32). Il matrimonio cristiano cioè manifesta ed incarna l’amore
sponsale di Cristo per la Chiesa: “Voi mariti amate le vostre mogli,
come Cristo ha amato la Chiesa” (Ef 5,25), dando la propria vita per
essa. Questo significato cristiano non sminuisce, ma conferma e
rafforza il valore umano del matrimonio.
Perché l’amore coniugale è indissolubile?
I motivi dell’indissolubilità dell’amore coniugale sono:
• la natura stessa dell’amore coniugale che è totale e fedele
• il progetto originario di Dio
• il bene dei figli
• l’essere ‘segno sacramentale’ dell’amore indissolubile di Cristo per la Chiesa.
Qual è il significato dell’atto sessuale coniugale?
Esso
ha un duplice significato: unitivo (la complementare donazione d’amore,
totale e definitiva, del marito e della moglie) e procreativo
(l’apertura alla procreazione di una nuova vita).
è morale impedire la procreazione?
• Qualsiasi rapporto sessuale coniugale deve rimanere aperto, di per se stesso, alla trasmissione della vita.
•
Perciò è intrinsecamente disonesta ogni azione che, in previsione o nel
compimento o nello sviluppo delle conseguenze naturali del rapporto
coniugale, si proponga, come scopo o come mezzo, di rendere impossibile
la procreazione.
• La contraccezione:
- si oppone gravemente alla castità matrimoniale
-
è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo
del matrimonio) e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo
del matrimonio)
- ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana.
Come possono gli sposi attuare moralmente la regolazione delle nascite?
Con
la continenza periodica e il ricorso ai periodi infecondi della donna.
La testimonianza delle coppie che da anni vivono in armonia con il
disegno del Creatore e lecitamente utilizzano, quando ve ne sia la
ragione proporzionatamente seria, i metodi giustamente detti
“naturali”, conferma che gli sposi possono vivere integralmente, di
comune accordo e con piena donazione le esigenze della castità e della
vita coniugale.
Perché i divorziati risposati non possono accedere alla S. Comunione?
•
Essi non possono accedere alla S. Comunione, in quanto lo impedisce la
loro stessa oggettiva situazione di divorziati risposati, essendo
gravemente contraria all’insegnamento di Cristo. Non si tratta di
nessuna discriminazione, ma soltanto di fedeltà assoluta alla volontà
di Cristo che ci ha ridato e nuovamente affidato l’indissolubilità del
matrimonio come dono del Creatore.
• Per i divorziati risposati,
l’accesso alla S. Comunione eucaristica è aperto unicamente
dall’assoluzione sacramentale, che può essere data solo a quelli che,
pentiti di aver violato l’insegnamento di Cristo, sono sinceramente
disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con
l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando
l’uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l’educazione
dei figli - non possono soddisfare l’obbligo della separazione,
assumano l’impegno di vivere in piena continenza, come fratello e
sorella, astenendosi dagli atti sessuali coniugali. In tal caso essi
possono accedere alla S. Comunione eucaristica, fermo restando tuttavia
l’obbligo di evitare lo scandalo (ad esempio ricevendo la S. Comunione
in una Chiesa, ove non sono conosciuti).
È facile per gli sposi vivere le esigenze della vita coniugale e familiare?
• Facile non è, ma neppure impossibile. Dio non chiede cose impossibili.
•
Soprattutto a chi glielo chiede, Egli dona la grazia dello Spirito
Santo che, liberando gli sposi dalla durezza del cuore, li rende capaci
di realizzare compiutamente, seppure gradualmente, le proprietà e le
finalità della vita coniugale e familiare.
• Nel cammino verso
la santità, il cristiano sperimenta sia l’umana debolezza, sia la
benevolenza e la misericordia del Signore. Perciò la chiave di volta
dell’esercizio delle virtù cristiane, e perciò anche della castità
coniugale, poggia sulla Fede che ci rende consapevoli della
misericordia di Dio e sul pentimento che accoglie umilmente il perdono
divino.
• È indispensabile pertanto il frequente e perseverante
ricorso alla preghiera, all’Eucaristia e al sacramento della
Riconciliazione.
• Il ‘carico’, proprio degli sposi, non è dolce
e leggero in quanto piccolo o insignificante, ma diventa leggero perché
il Signore, e insieme con lui tutta la Chiesa, lo condivide.
Il matrimonio e la famiglia possono essere equiparate ad altro tipo di convivenza?
Assolutamente
no. Attesa la natura del matrimonio e della famiglia, bisogna evitare
di fare una equiparazione fra famiglia legittima e unioni di fatto, tra
famiglia e forme di convivenza non matrimoniali, sia eterosessuali sia
omosessuali. Una simile omologazione non trova oltretutto alcun
fondamento in un buon ordinamento costituzionale civile.
Quali sono i compiti della società e dello stato nei confronti della famiglia?
• La Società e lo Stato hanno il diritto e il dovere di:
- riconoscere i diritti della famiglia e adottare ogni misura idonea a favorire l’adempimento dei compiti che le competono;
- garantire l’esercizio più ampio dei diritti e dei doveri familiari, anche promuovendo le responsabilità genitoriali;
- favorire la pari dignità delle persone e il superamento degli ostacoli che ne impediscono l’effettiva realizzazione;
-
tutelare l’infanzia e i diritti dei minori e degli anziani, con
adeguate misure di sostegno alle giovani coppie, ai nuclei familiari
socialmente svantaggiati, a quelli numerosi;
- sostenere la famiglia nell’adempimento della sua funzione sociale ed economica;
- orientare a tal fine le politiche sociali, economiche e finanziarie e di organizzazione dei servizi;
-
rispettare il principio di ‘sussidiarietà’, per cui lo Stato non deve
sostituirsi alla famiglia nell’adempimento del suo ruolo e delle sue
funzioni, ma semmai in caso di necessità deve aiutarla e sostenerla;
- dare adeguata informazione circa l’accesso alle procedure di adozione.
•
Lo Stato deve, anche con adeguata legislazione, affermare, tutelare e
promuovere il matrimonio e la famiglia, riservando loro il posto
fondamentale, unico ed esclusivo che spetta loro nella società e non
equiparandoli a nessun altro tipo di unione o convivenza.
Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli
NB Per approfondire l’argomento, ecco alcuni documenti pontifici:
* CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, nn. 1601-1666; 2331-2400;
* CONCILIO VATICANO II, Gaudium et spes, n.47- 50;
* PAOLO VI, Humanae vitae, 1968;
* GIOVANNI PAOLO II:
- Familiaris consortio, 1982
- Mulieris dignitatem, 1988;
* CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE:
- Donum vitae, 1988
- Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, 2004.
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