|
Mentre medici, filosofi, scienziati ed esperti di morale esaminavano
la settimana scorsa il tema della morte cerebrale nella Pontificia
Accademia delle Scienze, il mondo ascoltava la sorprendente notizia di
una paziente dichiarata praticamente in “morte cerebrale” senza in
realtà esserlo.
Alcuni scienziati che stavano compiendo studi sul cervello di una donna
inglese di 23 anni in coma hanno infatti scoperto che poteva anche
rispondere ai loro ordini verbali.
Padre Gonzalo Miranda, L.C., professore di Bioetica presso l’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”
di Roma, ha indicato che uno studio come questo può cambiare i punti di
vista ampiamente sostenuti sulle persone che vivono nei cosiddetti
stati vegetativi persistenti.
“Questo studio – ha spiegato –
ha confermato una cosa che io sostengo da anni: che una persona in
stato vegetativo non è morta, ma un essere umano. Sono persone che
vivono in uno stato negativo, ma sono persone, per cui dobbiamo
rispettarle”.
Padre Miranda ha affermato che la cosa più
significativa in questo caso è che i ricercatori sono stati capaci di
entrare nell’attività del cervello della persona.
“Finora – ha
dichiarato a ZENIT – avevamo solo alcuni test sulla possibilità di
risposta di una persona in questo stato che si limitavano ad
osservazioni esterne, cose o gesti che una persona poteva fare o meno”.
In questo caso, usando uno scanner MRI (immagini per
risonanza magnetica), i medici hanno riconosciuto che l’attività
cerebrale di questa donna era uguale a quella di una persona cosciente
normale. La donna non aveva dato risposte da quando era uscita dal coma
dopo un incidente automobilistico e rispondeva a tutti i criteri di uno
stato vegetativo persistente.
Di fronte ad alcune frasi,
l’attività cerebrale della donna aumentava nei centri di comprensione
del cervello. Quando le si chiedeva di immaginare se stessa che giocava
a tennis o camminava per le stanze della sua casa, le aree del cervello
che governano le funzioni spazio-visive e motorie si illuminavano in
modo simile a ciò che era stato osservato in volontari in normali
condizioni di salute.
Gli autori del rapporto, il neurologo
Adrian Owen e i colleghi dell’Università di Cambridge e dell’Università
di Liegi (Belgio), scrivono: “Nonostante siano rispettati i criteri
clinici per una diagnosi di stato vegetativo, la paziente conservava la
capacità di comprendere ordini parlati e di rispondere attraverso la
sua attività cerebrale”.
“Inoltre – affermano nel numero
dell’8 settembre della rivista “Science” –, la sua decisione di
collaborare con gli autori immaginando compiti concreti quando le
chiedevano di farlo rappresenta un chiaro atto intenzionale, che
conferma al di là di ogni dubbio che era consapevole di se stessa e di
ciò che la circondava”.
Padre Miranda ha ricordato a ZENIT che
questo risultato spettacolare è particolarmente importante per
sostenere l’insegnamento della Chiesa circa la dignità della vita umana
in questi stadi.
“La cosa più importante che rivela questo
studio – ha concluso – è che non possiamo correre il rischio di ridurre
la persona ad un corpo”.
|