Articoli & Rubriche Bioetica Le mamme-nonne e il delirio scientista

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  • maria81 : Buongiorno a tutti,oggi voglio pregare per tutte le persone che sono tristi per i loro cari in ospedale perche' anche loro soffrono tanto,Vergine Madre stai vicino a loro.
  • maria luigia : Sorelle e fratelli carissimi, stamani prego per tutti quelli che affrontano una dura prova, soffusi di tristezza e di scoramento per l'ingrata vita, che ci tortura. Affidiamoci nella preghiera a Maria, madre di grande misericordia: che ci insegni ad avere cieca fiducia in Dio. La vera gioia nasce dalla certezza di essere amati sempre, in ogni momento, dal Signore DIO. Mi affiderò completamente a Lei e mi lascerò avvolgere dal suo amore. AMEN, M.Luigia
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevò a Te
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevo a Te.
  • giona29 : vi chiedo una preghiera per me che devo andare in ospedale per una visita
  • marypoppins : Cara Amelia...il Signore voglia accettare la mia umile preghiera anche per le tue intenzioni. coraggio!
  • 35amelia : cari fratelli e sorelle, vi chiedo con tutto il cuore di unirvi a me nella preghiera,e a quanti già lo fanno, per una famiglia molto provata dalla malattia, e che il capo famiglia si sta spegniendo sempre più. Il dolore ci abbatte, ma se rimaniamo uniti a Gesù che ha vinto la morte, sicuramente riusciremo ad affrontare la situazione con un altro spirito, anche se la morte è difficila da accettare. Vi ringrazio tutti quanti e DIO ci benedica.
  • dorina : Signore Gesù fa ch'io possa essere nelle tue mani liquida penna, e che l'inchiostro attinga al Soffio del tuo Spirito
  • luigien : Preghiera a S. Ubaldo. Ti preghiamo, o Signore, di concederci benignamente il tuo aiuto, e per l'intercessione del Beato Ubaldo, tuo Confessore e Pontefice, stendi sopra di noi la tua protezione contro le molteplici insidie del nemico. Pater - Ave - Gloria
  • maria luigia : Sorelle e fratelli carissimi, le nostre preghiere mattutine siano la nostra forza e lo scudo che ci permette di combattere, vincendole, le avversità della vita. Quando ho terminato il mio rosario del mattino, provo una maggiore forza interiore ed una serenità totale. Prego Dio, la Madonna e i Santi per tutti gli uomini. AMEN, M.Luigia

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Le mamme-nonne e il delirio scientista Stampa E-mail
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Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l’intervento della dottoressa Claudia Navarini, docente presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Sulla scena bioetica internazionale si torna a parlare di maternità in menopausa. Dopo l’intenso dibattito scaturito nel gennaio 2005 per il caso di Adriana Iliescu, una donna romena che a 67 anni ha partorito un bambina, è adesso la volta di una donna inglese, Patricia Rashbrook, che a 63 anni è incinta di sette mesi. L’artefice del “miracolo” è il ginecologo italiano Severino Antinori, già noto per avere sottoposto a fecondazione artificiale numerose donne in età avanzata. L’esempio forse più conosciuto dell’attività di Antinori in questo ambito risale al 1994, quando l’Italia – in assenza di normativa sulla materia – aveva avuto una mamma-nonna di 63 anni.

È quasi superfluo ricordare le complesse problematiche che una simile pratica comporta quanto a precarietà per la donna in gravidanza, rischi per il nascituro, difficoltà di gestione della maternità dopo la nascita, squilibri relazionali ed educativi dovuti allo sproporzionato scarto generazionale, impatto della maternità e della paternità volutamente tardive sulla crescita del figlio (cfr. È un segno di progresso riuscire a diventare mamma a 67 anni? , ZENIT, 19 gennaio 2005).

È invece significativo riflettere su due aspetti – forse meno vistosi o comunque poco criticati – con cui il caso britannico finisce per intrecciarsi strettamente. Il primo aspetto è quasi un ritornello per tutti coloro che, anche di recente, si sono espressi nel nostro paese in favore di un cambiamento in senso permissivo della legge 40 sulla procreazione assistita: la legge non dovrebbe stabilire il numero di embrioni da fecondare, il genere di fecondazione da praticare (omologa o eterologa) o la tipologia di persone che possono avvalersi delle pratiche (età, sesso, ecc.), ma attenersi alle indicazioni dei medici, sulla base delle condizioni della donna che si rivolge alle tecnologie riproduttive.

Nella notizia ANSA che il 4 maggio 2006 annunciava l’insolita gravidanza, ad esempio, si faceva riferimento a questo modo di impostare il problema della fecondazione artificiale: “in Gran Bretagna non esiste un limite legale dell’età in cui una donna può sottoporsi all’inseminazione artificiale e la decisione viene presa a seconda dei casi dai medici, tenendo conto dello stato di salute della coppia e della loro capacità di provvedere ai bisogni del bambino” (GB: incinta a 63 anni, futura mamma tra gioie e polemiche, ANSA, 4 maggio 2006, h. 18:53).

Secondo tale diffusa prospettiva, dunque, sarebbe la competenza del medico, d’accordo con la coppia o con la sola donna, a decidere “i limiti” da porre all’uso delle tecnologie riproduttive. Tuttavia, una simile visione è a dir poco ingenua. Si basa infatti sull’improbabile assunto che ogni centro di riproduzione assistita e ogni medico che esegue i trattamenti agiscano nella più totale scienza e coscienza, per il bene dei soggetti coinvolti.

Ma la legge italiana sulla procreazione assistita è nata per il problema esattamente opposto, ossia per far fronte ad una serie di abusi e di scorrettezze che venivano impunemente portati avanti dalla ben nota giungla di millantatori che, sfruttando il desiderio di maternità e di paternità di tante coppie, succhiava soldi, energia e salute a quanti – animati da speranze e promesse – riponevano in essi la loro fiducia.

Non è nata, la legge 40, per scoraggiare la fecondazione artificiale, ma per favorire i centri che già lavoravano in modo più coscienzioso e fermare gli altri. In effetti, molti centri di riproduzione assistita aderivano già sostanzialmente ai principi espressi dalla legge 40, e la nuova norma non li ha perciò danneggiati in alcun modo.

Lo dimostrano i primi dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità, che riporta una diminuzione non rilevante nelle nascite da fecondazione artificiale dopo la legge 40. Chi si è trovato a mal partito sono stati i laboratori che avevano fatto degli embrioni soprannumerari la loro “risorsa”, da utilizzare per gli scopi più vari, o coloro che sottoponevano le donne a cicli devastanti e poco fruttuosi essenzialmente per estorcere loro maggior denaro.

In definitiva, si può affermare con certezza che la legge italiana ha posto dei limiti doverosi, intendendo così proteggere gli utenti – i genitori – e i destinatari – i concepiti – dal comportamento scorretto in questo campo da parte di medici, sanitari e tecnici poco scrupolosi. Tant’è che punisce severamente le violazioni alla norma da parte dei centri e dei medici, ma non punisce le coppie e le donne che si prestano a tecniche vietate, ben sapendo quanto grande possa essere la loro vulnerabilità in tali frangenti.

Non ha dunque alcun senso invocare contro i limiti posti dalla legge l’autorevolezza dei medici nei centri di riproduzione assistita, poiché l’eterogeneità che si è evidenziata al loro interno non offre sufficienti garanzie di eticità e di sana deontologia. Episodi come quello di Patricia Rashbrook (una psicologa infantile, fra l’altro) ne rappresentano una dolorosa conferma.

Un secondo elemento da tenere in considerazione riguarda più in generale il limite della scienza e della tecnologia. Vedere la scienza (e la tecnologia) come campi “neutri”, in cui la valutazione etica non dovrebbe entrare, e che si giustificano solo grazie alla loro interna possibilità di realizzazione (si deve fare tutto ciò che è possibile fare perché “non si può fermare la scienza”), porta precisamente ad aberrazioni come quella della gravidanza di Patricia. Un’assurda, egoistica e consapevole violazione di fondamentali diritti di un bambino – il figlio tanto atteso – , che viene posto deliberatamente e premeditatamente in condizioni di oggettiva debolezza e disagio per poter soddisfare il desiderio dei genitori. Come si può non vedere in un bambino così ricercato uno strumento, invece di un dono d’amore?

D’altra parte, questo è coerente con il quadro di scientismo onnipotente e tecnocratico che invade a macchia d’olio la società attuale. Se il criterio di ricerca e di attuazione nella tecnoscienza è unicamente la capacità di realizzazione (il saper fare), se i diritti fondamentali dell’uomo – come il diritto alla vita, alle cure, alla famiglie e all’educazione – non fungono da barriere invalicabili per la volontà, allora bisogna concludere che non c’è più alcuna etica di riferimento.

E a tratti il nostro mondo testardo e viziato sembra proprio così: un tumulto di gente che, in nome della libertà, chiede in realtà alla scienza di assecondare la tirannia dei loro desideri, in barba a coloro che ne faranno le spese. Quando tali sono i presupposti dell’agire personale e sociale, infatti, c’è sempre qualcuno che paga, e per lo più sono i soggetti deboli.

Non è strano: dove l’etica ha lasciato il posto al delirio delle volontà e del “potere” (il poter fare, appunto), solo la legge del più forte può avere uno spazio. Vi sarà chi rassicura e minimizza, denunciando il catastrofismo di realisti-integralisti-oscurantisti e l’antiquata ingenuità di coloro che ancora si battono per difendere la legge morale naturale. Ma per capire che non si tratta di allarmismo gratuito basta guardare i fatti: non sono forse i più deboli, all’inizio come alla fine della vita, ad essere progressivamente estromessi dal regno dei “degni” e a pagare le spese dell’altrui “libertà”?

[I lettori sono invitati a porre domande sui differenti temi di bioetica scrivendo all’indirizzo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . La dottoressa Navarini risponderà personalmente in forma pubblica e privata ai temi che verranno sollevati. Si prega di indicare il nome, le iniziali del cognome e la città di provenienza]
 

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