ROMA,
venerdì, 1° dicembre 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la
Lettera ai medici cattolici di tutto il mondo sul tema “Il rapporto del
medico con la morale”, recapitata alla redazione di ZENIT e firmata dal
Dr. José María Simón, Presidente della Federazione Internazionale delle
Associazioni Mediche Cattoliche (FIAMC)
Egregi colleghi,
il rapporto del medico con
l’aspetto morale non è stato sempre facile. Numerosi colleghi di
diversi paesi ci chiedono di fare alcune riflessioni per aiutarli a
esercitare la professione medica con sicurezza morale. Uno dei
requisiti di questa sicurezza morale è la consultazione frequente di
esperti che possano illuminare la coscienza professionale. Questa, per
essere efficacemente umana, deve essere ben formata e correttamente
informata, nonché frequentemente affinata nella costante ricerca della verità.
Vista la natura delle risposte date dagli esperti negli ultimi tempi, è
bene fare alcune precisioni sulla loro qualità e la loro portata.
Sebbene
la legge naturale e la legge biologica siano due cose diverse, tutti
noi sappiamo perfettamente, per fare un esempio, che se non teniamo
conto della la fisiologia umana i nostri pazienti peggioreranno.
Nessuno può mangiare sassi senza trasgredire alle leggi del corpo e
quindi senza ammalarsi. Questo esempio ci può far capire che esiste
anche una legge che ci aiuta a valutare la dignità umana. Tutti
"sappiamo" che è riprovevole ammazzare un essere umano innocente. O che
è biasimevole rubare. Sappiamo che se non consideriamo l’uomo come un
essere anche psicologico, spirituale, familiare e sociale, la nostra
funzione di trasformare la sofferenza in benessere (i medici sono come
nazareni, come cirenei, che aiutano gli altri a sopportare il peso
della malattia e del dolore) non raggiungerà appieno i propri
obiettivi.
Seppure la maggior parte degli
abitanti della Terra creda in un Essere Supremo, nelle società
occidentali molti pensatori e creatori di opinione non credono. Anche a
loro possiamo dare ragioni naturali su ciò che è bene e ciò che è male
per l’uomo. Anzi, a volte sarà con queste ragioni che percepiranno la
sublimità del nostro pensiero.
Prima
di prendere le sue decisioni il medico fa una composizione di luogo di
fronte al problema concreto. È bene inquadrare le cose in senso ampio
(il “frame”) e con sana antropologia. Ricordo una volta in cui fui
invitato da un mezzo di comunicazione di massa a un dibattito
sull’inseminazione artificiale per le donne lesbiche. Presumibilmente,
doveva esserci un equilibrio tra le diverse opinioni. Ma gli invitati
erano un attivista gay, una lesbica, un bisessuale, un libertino e un
eterosessuale. Il presentatore e i servizi di appoggio, inoltre, erano
lontani anni luce dal pensiero del minoritario eterosessuale. Alla mia
richiesta di spiegazioni rivolta alla direzione del programma riguardo
a una manipolazione così grossolana, dovetti sentirmi dire che era
stato tutto pensato nel massimo rispetto della parità di opinioni…
In
questo caso, la messa a fuoco del tema non consiste nello stabilire se
quel tipo di coppie abbiano o meno diritto all’inseminazione, o se
esistano coppie eterosessuali che maltrattano i propri figli. Una più
ampia prospettiva può aiutare il professionista in fertilità a
esercitare l’obiezione di coscienza. Perché la situazione ideale,
quella in cui milioni di coppie di coniugi e di bambini sono sempre
stati felici, è quella in cui i bambini nascono naturalmente nel seno
di una famiglia, costituita da un uomo e da una donna. Di questo
bisogna parlare, perché questa è la realtà.
Anche
se in genere i problemi nelle decisioni mediche non si presentano come
una forma di male che produce un bene, è questa spesso la chiave della
questione. E il principio di non commettere mai il male per ottenere il
bene (il fine non giustifica i mezzi) è basilare.
Le
decisioni mediche sono atti morali. Spesso la routine della vita fa sì
che non le vediamo come tali. Forse un giorno ci siamo posti la
questione della moralità di una procedura o di un protocollo, abbiamo
deciso che era giusto e lo abbiamo applicato indistintamente a diversi
pazienti. Gli automatismi fanno parte della natura e ci aiutano a
vivere senza dispendio di grandi quantità di energia mentale. Eppure a
volte – e non solo in casi straordinari – bisogna studiare attentamente
l’atto morale.
È utile ricorrere alla tradizionale dissezione dell’atto morale in oggetto, fini e circostanze.
Un atto buono richiede la simultanea bontà di questi tre elementi
costitutivi della moralità degli atti umani. A volte dobbiamo aguzzare
l’ingegno per considerare le cose nel loro giusto valore e per
individuare chiaramente l’oggetto che stiamo valutando; in definitiva,
di cosa stiamo veramente parlando.
Per esempio, ci si può
ubriacare (atto biasimevole) per togliersi dei denti cariati (fini
lodevoli) in particolari circostanze caratterizzate da assenza di
medicine (circostanza favorevole all’atto)? Non significa che il fine
giustifica i mezzi o che si può compiere un’azione cattiva (ubriacarsi)
per raggiungere un buon fine (la salute)? La risposta a questo
apparente dilemma, che può essere applicata a molti altri casi, ma non
a tutti, è che abbiamo catalogato l’atto come “ubriacarsi” ma in fondo
si tratta di un atto “anestetico”. L’alcool è un anestetico, seppure di
seconda categoria. La nostra ragione pratica, con un po’ di formazione
e di allenamento, ci aiuterà a catalogare debitamente l’atto morale.
Ci
sono scelte che per loro stessa natura sono sempre errate. Nel caso
dell’aborto, per esempio, non si può affermare che sacrificare il
figlio per favorire presuntamente la madre sia un atto buono. Qualunque
sia il punto di vista da cui si guarda.
IL DOPPIO EFFETTO
La
teoria del doppio effetto è mal vista in Europa a causa del discredito
che hanno acquisito i cosiddetti “danni collaterali” nelle recenti
guerre. Uno bombarda un nemico e, senza volerlo, la sua azione arreca
danno a civili innocenti. Terribile.
Eppure, la Medicina si
tiene in piedi perché accettiamo questa teoria. La chemioterapia mira a
eliminare le cellule cancerogene anche a costo di danneggiare cellule
sane. Estirpiamo un utero malato anche se la donna perderà per sempre
la fertilità. Vacciniamo migliaia di bambini sebbene qualcuno di essi
morirà per gli effetti secondari.
È chiaro che dobbiamo fare
tutto il possibile per minimizzare gli effetti secondari, come pure
bisogna fare tutto il possibile per evitare una guerra. Nel doppio
effetto non si tratta di compiere il male per conseguire il bene. Il
male non si desidera. Appare come un convitato di pietra appiccicoso e
persistente.
Nel caso del cosiddetto aborto terapeutico o di
quello eugenetico, perché fosse chiaro a tutti che non è valida la
teoria del doppio effetto e che il primo obiettivo dell’azione è
l’embrione, lo stesso Giovanni Paolo II ha affermato che non si può mai
legittimare la morte di un innocente.
Nel caso dell’aborto
indiretto, pur essendo lecito trattare una madre aspettandoci come
effetto secondario la morte dell’embrione o del feto, alcune persone
hanno dato una soluzione a determinati problemi morali agendo in
sovrabbondanza di bene. È il caso della dottoressa Gianna Beretta, che
rifiutò di sottomettersi a un trattamento per non arrecare danno al
feto. Lei è morta e suo figlio vive.
IL MALE MINORE
È
diventato di moda parlare del male minore, come se fosse qualcosa da
augurarsi. E invece no. Non è mai lecito compiere una cattiva azione,
per quanto piccola essa sia o venga considerata. È sempre male compiere
il male. La teoria del male minore non si riferisce a fare, ma a
tollerare. Il male minore lo decide una terza persona, o terze persone,
senza che noi vi interveniamo. Dobbiamo tollerare certi mali perché non
siamo come tanti Don Chisciotte pronti a scagliarsi contro tutto, oltre
al fatto che l’uomo è libero anche di usare male questa libertà. Il
nostro dovere è quello di non fare mai il male. Di fare sempre il
maggior bene possibile. E non dobbiamo comunque mai abituarci a
tollerare il male inflitto a persone innocenti. Questo non è mai un
male minore!
LA COLLABORAZIONE CON IL MALE
Visto
come va il mondo, siamo costretti a porci spesso il problema di evitare
o meno di collaborare con persone o strutture che attentano alla
dignità dell’uomo. Anche se pensiamo che queste persone troveranno
comunque altri disposti a collaborare con il male, non rendiamoci mai
disponibili. Non dobbiamo mai permettere che ci venga imputata
un’azione del genere; e, se possibile, dovremmo cercare di ricondurre
la situazione sulla retta via.
A volte avremo dei dubbi,
soprattutto se la collaborazione è remota. La collaborazione remota,
anche se effettiva, non è imputabile a noi, se noi non la desideriamo.
È bene evitare lo scandalo e non farci coinvolgere. Ma non ci possiamo
isolare in una campana di vetro e rinunciare ad essere un buono stimolo
nel mondo che ci circonda.
LIBERTÀ E SICUREZZA MORALE
Il
medico cattolico esercita la propria professione con grande libertà.
Siamo dotati di intelligenza e dobbiamo farla rendere al massimo. Del
resto, possiamo raggiungere la sicurezza di agire in modo corretto
(sicurezza morale) con una minima formazione etica, attenendoci al
Magistero e consultando in alcuni casi i colleghi senior o alcuni
sacerdoti di buona dottrina. Migliaia di medici in tutto il mondo
esercitano ogni giorno la propria professione con la tranquillità di
agire bene.
Come medici cattolici, abbiamo grandi modelli a
cui fare riferimento. Questi personaggi non hanno fatto altro che
identificarsi perfettamente con colui che è
il principio dell’etica: Christus medicus.
San Luca, San Cosma, San Damiano, San Peppino Moscati, Santa Gianna
Beretta, San Riccardo Pampuri, il beato Pere Tarrés, il beato László
Batthyány-Strattmann e molti altri che ci hanno preceduto e che sono
diventati i giganti della Medicina. Curiosamente, spesso i pazienti li
venerino più di quanto non facciamo noi medici...
ALCUNE RIFLESSIONI SU TEMI CONCRETI
I preservativi
L’
affaire
dei preservativi per evitare il contagio dell’Aids o le gravidanze non
desiderate è un altro problema spinoso per i medici cattolici
attivisti. Non dobbiamo però lasciarci trascinare su territori che non
sono i nostri. La sessualità è uno dei doni del matrimonio, dentro il
quale si esprime al massimo. I cattolici vivono intensamente la
sessualità all’interno del matrimonio. La sessualità fuori del
matrimonio, quella tra uomini o quella poligamica non fanno parte della
nostra antropologia. Non si può accusare la Chiesa di diffondere l’Aids
(si dimenticano quasi sempre le altre 29 malattie a trasmissione
sessuale) quando predica l’astinenza, la fedeltà e l’attesa. Queste
sono condotte utili per evitare malattie o gravidanze nelle
adolescenti. Ma lo scopo principale della castità non è quello di
combattere le epidemie, quanto quello di promuovere la virtù e di
procurare la felicità.
È ovvio che i medici cattolici, che
esercitano in un mondo in cui c’è di tutto e in cui spesso le stesse
strutture sanitarie sono pervertite, si troveranno davanti anche
persone che vorranno continuare a praticare la poligamia sequenziale o
l’omosessualità. Non sarà ingenuo, nel contesto di un buon rapporto
medico-paziente, presentare loro le nostre proposte. Se la persona
insiste, in modo implicito o esplicito, a mantenere le proprie
abitudini, il medico le parlerà della “barriera” più o meno imperfetta
che è il preservativo, senza presentarlo, e tanto meno raccomandarlo,
come un bene. E infine, se la persona in questione è infettata, la
tratterà con affetto e professionalità.
È importante essere
coscienti del fatto che non è una missione della Chiesa quella di
trovare i rimedi perché l’uomo possa perseverare in condotte scorrette.
Non dobbiamo assolutamente permettere che i mass media ci utilizzino
per promuovere comportamenti indegni.
Ci sono conoscenze
scientifiche che non è possibile avere dalla lettura della sezione
scientifica dei giornali. Sapere che esistono gli ermafroditi, che la
sindrome post-aborto è frequente e dolorosa o che gli omosessuali
possono cambiare si impara leggendo pubblicazioni specializzate oppure
per bocca di maestri con una lunga esperienza alle spalle.
È
bene tenere sempre a mente la sana antropologia e pensare che i mass
media comprendono meglio le cose semplici, per cui sono costretti a
usare titoli impattanti e raramente possono affrontare un dibattito
morale.
L’eutanasia: non è lo stesso morire che essere ammazzati
Non
dobbiamo privare di assistenza un malato terminale, non possiamo
accanirci con lui e non lo possiamo ammazzare. L’unica cosa degna che
possiamo fare è procurargli delle cure palliative di qualità, tenendo
sempre conto delle sue dimensioni bio-psico-sociale, spirituale e
familiare. È questo il cammino da seguire.
L’eutanasia uccide
la libertà: è una decisione presuntamente libera che farà sì che la
persona in questione non possa mai più prendere liberamente delle
decisioni. Neanche l’umanissima decisione di rettificare. L’eutanasia,
la sua accettazione o la sua depenalizzazione si situano nel lato buio
della professione, chiunque sia il loro difensore.
Sono
frequentissimi i casi di consultazione sulla proporzionalità o meno dei
trattamenti sui malati terminali. La Medicina non può rifiutare mai
l’idratazione, la nutrizione, l’igiene, l’ossigenazione, le medicine
basilari. Recentemente, un anziano presentava un’insufficienza cardiaca
e il comitato di etica del suo ospedale raccomandò solo un trattamento
con morfinici, in attesa che morisse. Ma il medico che lo seguiva
risolse il caso con un diuretico, ossigeno e digossina. Il vero saggio
si rivelò il medico generico.
Gli anticoncezionali orali
Gli
esseri umani sono stati creati apposta incompleti da Dio. L’uomo ha
bisogno della donna per realizzarsi e la donna ha bisogno dell’uomo per
essere felice. Anzi, l’uomo e la donna hanno bisogno anche dei figli
per trovare la loro completezza nella famiglia. I coniugi avranno tutti
i figli che possono mantenere ed educare. Il numero di figli dipende da
molti fattori e dovrebbe essere sempre generoso. Le famiglie numerose
sono una gioia per la società e per la Chiesa. A mio parere,
prescindere dell’altro sesso sarebbe antinaturale nell’essere umano
maturo, purché non si trasformi in un bene sovrannaturale, come nel
caso del celibato per il Regno. Naturalmente, esistono cause di forza
maggiore o imponderabili per le quali una persona, in alcuni casi, non
può completarsi con un’altra.
L’atto sessuale implica una
pulsione tale che non lascia indifferente nessuno e che ha sempre delle
conseguenze. Unisce come nient’altro l’uomo e la donna. La sua
realizzazione deve avvenire in un contesto di maturità, impegno ed
esclusività: il matrimonio. L’uomo e la donna si danno tutto l’uno
all’altra, compresa la capacità di generare nuove vite umane. E questo
è un bene.
Ci sono dei momenti in cui, obiettivamente, per
motivi medici, sociali, familiari, la responsabilità dei genitori li
porta a evitare una nuova nascita. Questa possibilità è già prevista
nella "legge naturale". La donna è fertile solo pochi giorni al mese. I
metodi naturali di regolazione della fertilità (Billings, sintotermici,
ecc.) consentono di utilizzare questi periodi infecondi perché gli
sposi possano continuare a trovarsi in comunione con i rapporti
sessuali e perché con questi superino la malsana attrazione di altre
carni.
Il Papa Paolo VI, nell’enciclica
Humanae vitae,
ammonisce i medici e il personale sanitario di considerare quale
proprio dovere professionale la ricerca di tutta la scienza necessaria
in questo campo per poter dare agli sposi che ci consultano i saggi
consigli e le sane direttrici che da noi si aspettano.
Gli
anticoncezionali violano diversi diritti umani: il diritto alla vita
(nei casi della pillola abortiva o del giorno dopo), il diritto alla
salute (hanno effetti secondari, diversamente dai metodi naturali), il
diritto all’educazione (la gente ha il diritto di conoscere la propria
fertilità) e il diritto alla parità tra i sessi (il peso
dell’anticoncezionale in genere ricade sempre sulla donna).
Nel
luglio del 2005, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro
(Lione, Francia), dell’Organizzazione Mondiale della Salute, ha
informato sulla cancerogenicità degli anticoncezionali a base di
estrogeni e progestageni combinati, fondata sulle conclusioni di un
gruppo di lavoro internazionale “ad hoc”. Questi prodotti sono stati
classificati come cancerogeni del Gruppo 1.
Purtroppo, cari
colleghi, non siamo attualmente in grado di offrire i metodi naturali a
tutti coloro che ne hanno bisogno. I bassi indici di fecondità in paesi
a maggioranza cattolica (Spagna, Italia), insieme alla scarsa
conoscenza di tali metodi, ci dicono che molte coppie di sposi usano
metodi artificiali. Se consideriamo che si tratta di paesi
relativamente ricchi, non possiamo neanche dire che siano
particolarmente generosi con il numero di figli. E qui ci si presenta
dinanzi una grande sfida. Non dobbiamo mai spegnere la torcia accesa a
favore dei metodi naturali.
Purtroppo, la contraccezione non è
l’unica sfida per la Medicina e per la società. Non siamo neanche
capaci (né noi né tutte le nazioni in generale) di fornire i mezzi per
combattere la denutrizione, la malaria o la trasmissione verticale
dell’Aids. Abbiamo le conoscenze e alcuni mezzi, ma non possiamo
metterle alla portata di tutti coloro che ne hanno bisogno. Non manca
quindi lavoro da fare.
Senza intenzione di giudicare le coppie
di sposi che usano gli anticoncezionali artificiali – il nostro
mestiere non è quello di giudicare – non dobbiamo mai dimenticare il
nostro dovere professionale di offrire mezzi naturali e di dissuadere
dall’uso di quelli artificiali. È segno di progresso comprendere a
fondo la natura e aiutarla al massimo. Il mondo è incompiuto. Abbiamo
lavoro da fare. E quando lo facciamo, il progresso si nota.
L’aborto provocato
C’è
qualcosa di peggio che strappare un figlio dal ventre della madre? Si
può spiegare a un bambino di cinque anni l’aborto procurato? La donna
che perde un figlio in un aborto spontaneo, non piange come se avesse
perduto un figlio? Facciamo tutto il possibile, come medici, per
trasformare la sofferenza di genitori con problemi nella gravidanza in
gioia e allegria? Il medico cattolico esercita l’opzione preferenziale
a favore delle madri. Non esclusiva né escludente, ma preferenziale.
L’evoluzionismo
Sappiamo
pochissimo sull’origine fisica della specie umana. Senza cadere nello
scientismo, dovranno passare decenni prima che la scienza ci illumini
su questo aspetto. Non si sa né come né quando si passi da una specie
all’altra, seppure succede. Gran parte di quanto è stato scritto
sull’argomento è provvisorio e incompleto.
L’amniocentesi
Come
sapete, salvo in casi eccezionalissimi, l’amniocentesi si fa per
provocare l’aborto in caso di sospetto di una malformazione del feto.
Quindi, poiché questa pratica non si fa per il bene del feto e della
madre, non si può considerare un atto medico corretto.
La riproduzione artificiale
Il
medico può e deve aiutare i coniugi infertili, ma si non può sostituire
a loro. Questo è un principio utilissimo per comprendere che,
nonostante la grande popolarità delle tecniche di “riproduzione
assistita”, non possiamo cedere alle tentazioni facili e lucrative.
Tutti gli sforzi devono essere applicati a migliorare gli studi di
fertilità delle coppie e a trattare il trattabile, che è già molto.
Data la fissazione che hanno molte cliniche sulla fecondazione in
vitro, sarà bene spiegare ai coniugi che sostituirsi ad essi non
rientra nelle funzioni del medico, che l’amniocentesi si fa quasi
sempre per abortire i figli difettosi, che gli embrioni in sovrannumero
vengono spesso eliminati e che si congelano i figli.
I
ginecologi cattolici sono gli eroi della Medicina odierna. La loro cura
e la loro promozione sono priorità alfa per le associazioni di medici
cattolici e per la FIAMC. Anche i medici generici e gli altri specialisti possono dare saggi consigli su questioni di fertilità.
Il rispetto dell’embrione. Le cellule madri
Sinceramente,
credo che la posizione più coerente con la conoscenza che abbiamo
sull’embrione sia il suo scrupoloso rispetto sin dal concepimento.
Oltre a essere la posizione che evita il maggior numero di problemi. La
nostra coerenza si illumina quando difensori di balene e foche,
oppositori della pena di morte, attivista dei diritti umani e
filantropi di vario genere accettano la distruzione dell’embrione senza
batter ciglio (sempre con fini terapeutici, è ovvio).
Il
concepimento dura un momento, ma il processo è già avviato e il
rispetto per l’integrità dell’embrione comincia da molto prima:
comincia con il rispetto per l’unione tra l’uomo e la donna, evitando i
concepimenti in vitro. L’umanità non deve introdurre caos nel bio.
Parafrasando
l’inizio del vangelo di San Giovanni, possiamo dire che in principio
esiste il messaggio genetico, e il messaggio genetico è in vita e il
messaggio genetico è la vita. Quando esiste un messaggio genetico umano
completo, esprimibile e che si esprime in modo continuo, coordinato e
graduale, inarrestabile se non per fattori esterni avversi, lì esiste
un essere umano unico e irripetibile, da rispettare. Viene a noi e i
suoi (noi) devono riconoscerlo e accoglierlo.
Si capisce
quindi che seppure una cellula qualsiasi, per esempio una cellula della
nostra pelle, contiene il messaggio genetico umano completo, non è di
per sé un essere umano. L’espressione di questo messaggio, che è
parziale, stabilisce che non si tratta di un essere umano. Ma l’ovulo
fecondato agisce già come essere umano! In principio, siamo messaggio
unico e irripetibile circondato da membrane, RNA, riserve di energia e
altri servizi. Finora, nessun ricercatore ha “creato” vita. Gli uomini
sono solo capaci di trasmetterla, in modo corretto o meno.
Le
cellule madri dell’embrione esistono per dar vita all’embrione. E le
cellule adulte esistono per rigenerare i tessuti. Semplice.
In
senso stretto, l’essere umano non ha diritto alla vita. La vita è un
regalo che riceve. Prima di esistere non eravamo niente, quindi non
eravamo soggetto di diritti. Ora abbiamo il diritto che un altro essere
umano non ci tolga la vita!
Cari colleghi,
la
nostra professione è forse la più ammirata del mondo e quella da cui le
persone si aspettano di più. Io vi raccomando di non smettere mai di
studiare, di tenere sempre presente la promessa e la preghiera del
medico (
www.fiamc.org),
di non cadere nella tentazione di venerare il dio Denaro e di prendere
in considerazione la possibilità di portare nuovi colleghi nelle
associazioni di medici cattolici già esistenti.
Cordiali saluti,
José María Simón
1-XII-2006
P.S.
Ringrazio Mons. Maurizio Calipari, assistente ecclesiastico della
FIAMC, per i consigli che mi ha offerto per dare a questa lettera la
sua versione definitiva. Pur trovandosi le Organizzazioni
Internazionali Cattoliche come quella che presiedo sotto la
supervisione della Gerarchia, il Codice di diritto canonico dà loro
ampia autonomia. La FIAMC è di diritto pubblico nella Chiesa
universale, e quindi “parla e opera a nome della Chiesa”. È un chiaro
segno di fiducia ecclesiale nei laici.