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I cattolici mobilitati per impedire l’eutanasia.
Ha destato preoccupazione e sconcerto la decisione della Consulta che,
mercoledì 8 ottobre, ha dichiarato “inammissibili i ricorsi per
conflitto di attribuzione sollevati da Senato e Camera”, in merito al
caso di Emanuela Englaro.
Doppia sentenza contro Eluana
Nello stesso giorno Consulta e Corte d’appello scelgono la morte liberatrice
Due diversi pronunciamenti giurisdizionali
nella giornata di ieri, di diverso calibro ma di uguale ispirazione,
vanno nella direzione di un’accelerazione della sentenza di morte per
Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo da sedici anni per la
quale il padre Beppino chiede l’interruzione della nutrizione e
dell’idratazione. Ieri la Corte Costituzionale ha dichiarato
inammissibili i ricorsi presentati da Camera e Senato contro la
sentenza della Cassazione di un anno fa e il decreto della Corte
d’appello di Milano dello scorso luglio che davano ragione al padre di
Eluana, e che secondo i parlamentari violavano le prerogative spettanti
alle Camere, in quanto titolari del potere legislativo. Sempre ieri, la
Corte d’appello di Milano ha congelato la richiesta di sospendere
l’esecutività del decreto di luglio. I giudici non hanno infatti
ravvisato le “esigenze di urgenza” che avrebbero giustificato la
sospensione dell’esecutività del provvedimento, mentre all’11 novembre
prossimo è rimandata la decisione della Cassazione sul ricorso della
Procura contro lo stesso decreto.
Sarà quella di novembre “la decisione vera”, come
ha commentato il legale di Beppino Englaro, e certamente quello che è
accaduto ieri avrà il suo peso, tutto negativo. Anche se fino a quella
data Beppino Englaro si è impegnato a non procedere a vie di fatto,
rimane l’evidente assurdità di un decreto che pone le condizioni per
comminare la morte a una persona (non terminale, non soggetta a
trattamenti medici ma solo nutrita e idratata, perché da sola non
potrebbe bere e mangiare) in base all’inesistente istituto del
testamento biologico presunto da dichiarazioni di terze persone. A fare
da ultimo argine a quella sentenza di morte c’è per ora il rigoroso
atteggiamento delle regione Lombardia, chiamata in causa per
inadempienza da Englaro ma determinata a far valere l’inesistenza di un
suo obbligo di indicare la struttura in cui far morire Eluana. Un
argine che, dopo le due sentenze di ieri, sembra sempre più precario.
Da Il Foglio
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