Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, insieme
all’International Association for Catholic Social Teaching, ha
inaugurato oggi una conferenza accademica di due giorni dal titolo “The
Defense of Life: A Mission for Catholic Social Teaching” (La difesa
della vita: una missione per l’insegnamento sociale cattolico).
Qual è l’importanza di questa conferenza?
Padre Williams:
Nella sua lettera di invito, il Cardinale Renato Martino osserva con
grande franchezza che “la Dottrina Sociale della Chiesa, ad oggi, non
ha posto la dovuta attenzione sulla difesa della vita dal concepimento
alla fine naturale”.
Una delle domande che più spesso mi vengono
rivolte quando scoprono che insegno dottrina sociale cattolica a Roma è
se io tratto la questione dell’aborto e in particolare l’enciclica “Il
Vangelo della vita” (“Evangelium vitae”) nel corso delle mie lezioni.
Le persone vogliono sapere cosa ha da dire la Dottrina Sociale della
Chiesa sulle questioni inerenti la vita e in particolare sull’aborto.
La
questione dell’aborto appartiene propriamente al campo
dell’insegnamento sociale della Chiesa? Non è piuttosto una questione
di bioetica?
Padre Williams: Tradizionalmente l’aborto non
viene incluso nell’ambito della dottrina sociale cattolica. Questa
materia di studio – l’etica sociale cattolica – ha come suo punto di
riferimento fondamentale l’insieme dei testi del magistero spesso
definiti come le “encicliche sociali”, che iniziano formalmente con la
“Rerum novarum” di Leone XIII nel 1891 e si estendono (per il momento)
fino alla “Centesimus annus” di Giovanni Paolo II del 1991. Nel canone
informale delle “encicliche sociali”, la parola aborto compare solo
quattro volte e l’argomento non è mai trattato in modo approfondito.
Per questo motivo esso viene spesso escluso dai corsi di dottrina
sociale, per essere trattato invece nell’ambito di altre discipline.
Visto che l’aborto un argomento sociale così importante, perché non è stato preso in considerazione dalle encicliche sociali?
Padre
Williams: Storicamente le encicliche sociali e, per certi versi, la
stessa Dottrina Sociale della Chiesa traggono la loro origine da
un’unica lettera enciclica: la “Rerum novarum” di Leone XIII. Le altre
encicliche sociali hanno mantenuto esplicitamente il loro legame con la
“Rerum novarum” e sono state scritte spesso per commemorare importanti
anniversari del testo del Papa Leone XIII. Sia Papa Pio XI che Papa
Giovanni XXIII hanno definito la “Rerum novarum” come la “Magna Charta”
del pensiero sociale della Chiesa, e Papa Giovanni Paolo II ha detto
che essa “stabiliva un paradigma permanente per la Chiesa”.
L’importanza
della “Rerum novarum” ha indotto le encicliche sociali successive ad
aggiornare l’analisi etica della questione sociale alla luce delle
nuove realtà emerse, ma generalmente senza discostarsi dalle categorie
poste dalla “Rerum novarum”. Pertanto, l’originaria concentrazione
sulla questione economica ha continuato a stare al centro
dell’attenzione del pensiero sociale cattolico.
Sebbene la
“Rerum novarum” abbia autorevolmente trattato la questione operaia,
analizzando la soluzione socialista e riaffermando la convinzione
cattolica in un diritto naturale alla proprietà privata, essa non ha
preso in considerazione tutta una serie di altre questioni essenziali
inerenti la giustizia sociale. Leone XIII non aveva del resto alcuna
intenzione di scrivere un trattato esaustivo sull’etica sociale
cristiana. La “Rerum novarum” è stata una sollecita risposta ad un
problema pastorale pressante. Ma aspettarsi di trovare in essa gli
elementi dottrinari della Chiesa per tutte le questioni sociali
significa chiedere più di quanto il documento sia in grado di dare.
Sono stati compiuti dei passi per colmare questa lacuna?
Padre
Williams: Anzitutto devo dire che il Magistero del Papa è stato
tutt’altro che silente o negligente rispetto al problema dell’aborto.
In numerose occasioni Giovanni Paolo II ha parlato con forza di questo
problema e nella sua enciclica “Evangelium vitae” del 1995 ha trattato
la questione dell’aborto in modo esteso e approfondito.
In
quella stessa enciclica, Giovanni Paolo II ha esplicitamente legato la
questione dell’aborto alla dottrina sociale cattolica. Egli fa un
parallelo tra l’aborto come forma di ingiustizia sociale e la questione
operaia trattata da Leone XIII nel 1891. Queste le parole di Giovanni
Paolo II: “Come un secolo fa ad essere oppressa nei suoi fondamentali
diritti era la classe operaia, e la Chiesa con grande coraggio ne prese
le difese, proclamando i sacrosanti diritti della persona del
lavoratore, così ora, quando un'altra categoria di persone è oppressa
nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente di dover dare voce
con immutato coraggio a chi non ha voce” (n. 5).
La Chiesa considera quindi l’aborto una forma di ingiustizia sociale?
Padre
Williams: Assolutamente. Il principio guida dell’intero campo del
pensiero sociale cattolico è la virtù della giustizia sociale, che si
articola nei suoi principi di solidarietà, sussidiarietà e bene comune.
Il bene comune richiede all’organizzazione sociale di promuovere e
difendere i diritti umani, essendo il primo e più fondamentale di tutti
il diritto alla vita.
Oppure prendiamo ad esempio la
fondamentale opzione della Chiesa per i poveri, che impone ai cristiani
di prendersi cura delle persone più bisognose. Così come una mamma o un
papà dedicano una spropositata quantità di tempo e di energie al loro
figlio malato, senza per questo voler meno bene agli altri figli, i
cristiani sono chiamati a concentrare i loro sforzi prioritariamente
sui più bisognosi e i più deboli. Applicando questo principio alla
società contemporanea, l’ingiustizia sociale che più interpella la
coscienza cristiana è il massiccio e deliberato attacco ai più
vulnerabili membri della nostra società: i nascituri.
L’aborto
è obiettivamente più grave di altre ingiustizie sociali a cui la Chiesa
ugualmente si dedica? Una coerente etica della vita non va anche oltre
l’aborto?
Padre Williams: L’azione della Chiesa a difesa
della giustizia sociale abbraccia tutte le questioni importanti
inerenti la vita, e la sua attenzione per alcune di queste non implica
una minore importanza delle altre. L’aborto, in questo senso, si
distingue dalle altre questioni essendo un problema straordinario che
merita un’attenzione particolare.
Per enumerare brevemente gli
elementi di questa particolarità occorre anzitutto considerare la
semplice portata del problema: circa 45 milioni di aborti vengono
eseguiti legalmente; una cifra che supera la somma totale di tutte le
vittime cadute in tutte le guerre della storia umana. In secondo luogo,
l’aborto riguarda l’uccisione dei membri più innocenti e più
vulnerabili della società. Terzo, questo male viene perpetrato in modo
sistematico e legale, dando all’aborto un’apparenza di legittimità
morale.
Poiché la legge informa la coscienza della gente, la
legalità dell’aborto avvalora una mentalità contraria alla vita e lo
rende distinto dagli altri crimini contro la vita quali il terrorismo,
gli omicidi seriali, la tratta degli esseri umani, eccetera. In quarto
luogo, l’aborto ripete l’errore storico di declassare un’intera classe
di esseri umani ad uno status di serie B, privandoli della fondamentale
dignità umana e dei diritti che ne derivano.
Cosa può offrire
il pensiero sociale cattolico al dibattito sull’aborto che la bioetica
non è in grado di dare? Qual è il suo contributo specifico?
Padre
Williams: L’insegnamento sociale cattolico contribuisce così tanto a
questo dibattito che mi è impossibile, in questa sede, rendere
giustizia a questa domanda. Nella sua analisi delle dimensioni
socioculturali, politiche, familiari ed economiche dell’agire umano,
l’insegnamento sociale della Chiesa offre inestimabili punti di
riferimento per una discussione pubblica sull’aborto.
Come
accennavo prima, l’insegnamento della Chiesa sul contenuto e i
requisiti del “bene comune” dà un contributo importante affermando il
rispetto della vita umana quale colonna imprescindibile di una società
giusta.
Inoltre, il principio dell’uguaglianza, basato
sull’eguale dignità di tutti gli esseri umani, non solo dà fondamento
al nostro sistema democratico ma impone anche che nessuno sia privato
di questa dignità fondamentale. Storicamente i mali sociali più gravi
contro l’umanità – genocidio, razzismo, aborto, schiavitù – hanno
sempre violato il principio d’uguaglianza, relegando un intero settore
della famiglia umana ad uno status inferiore, con una dignità minore
rispetto agli altri. Poiché i diritti umani derivano dalla dignità
umana, se quest’ultima viene intaccata, anche i diritti vengono meno.
La
legalizzazione dell’aborto come “diritto” comporta un’infinità di
problemi sociali che richiedono una risposta complessa: le questioni
dell’obiezione di coscienza, dello stato di diritto in democrazia,
della funzione pedagogica delle leggi e del ruolo della verità morale
nel sistema democratico, per citarne solo alcune.
Per quanto
riguarda la politica, l’aborto solleva ancora una volta numerose
questioni morali: la correttezza delle politiche “ad hoc”, rispetto
all’approccio cosiddetto del “seamless garment” (della “veste senza
cuciture”, con riferimento alla tunica di Gesù che i soldati tirarono a
sorte perché era tessuta tutta d’un pezzo e non poteva essere divisa,
ndr), la legittimità ad essere personalmente contrario e al contempo a
sostenere pubblicamente la legislazione sull’aborto, la possibilità per
i politici pubblicamente pro-aborto di ricevere i sacramenti, la
responsabilità morale non solo dei politici ma anche dei loro elettori,
la legittimità di sostenere leggi “imperfette” concernenti la vita,
ecc..
Cosa fare, dunque, per dare alla questione dell’aborto il posto che merita nell’ambito della dottrina sociale della Chiesa?
Padre
Williams: Il primo e più semplice passo è quello di considerare la
grande enciclica di Papa Giovanni Paolo II sulla vita, l’“Evangelium
vitae”, come un’enciclica sociale e di includerla nei corsi e nei
convegni sulla dottrina sociale cattolica. Giovanni Paolo II ci ha in
pratica invitati a farlo, paragonando la questione dell’aborto alla
questione operaia della “Rerum novarum”. Già solo questo
rappresenterebbe un enorme passo nella direzione giusta.
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