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«Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo, e
non me lo volete concedere. Anche i carrettieri non sanno che
bestemmiare il nome di Mio Figlio. Queste sono le due cose che
appesantiscono tanto il braccio di Mio Figlio».
L'apparizione a La Salette (1846)
«Vi
ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo, e non me
lo volete concedere. Anche i carrettieri non sanno che bestemmiare il
nome di Mio Figlio. Queste sono le due cose che appesantiscono tanto il
braccio di Mio Figlio».
L'APPARIZIONE –
Quella a La Salette, avvenuta il 19 settembre 1846 a due giovanissimi
pastori, Melania Calvat e Massimino Giraud, è un'unica apparizione
della Vergine, che si mostra piangente e invitando alla conversione.
Questa manifestazione fu ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa per
mezzo del Vescovo monsignor Bruilard, il 19 settembre 1851, con la
seguente affermazione: "Affermiamo che l'apparizione della
Santa Vergine ha in se stessa tutti i segni della verità, e che i
fedeli hanno delle buone ragioni per credervi senza dubbi e incertezze».
La visita della Madonna ha inizio il 19 settembre 1846, in giorno di
sabato alle tre del pomeriggio, mentre i due ragazzi sono intenti a
pascolare le mucche sul Monte Planeau.
I pastorelli
videro una sfera di luce in mezzo ad un avvallamento. Essi descrivono
il fenomeno in questi termini: «Era come se fosse il sole
caduto in quel luogo". Nella luce abbagliante scorsero una donna
seduta, con i gomiti sulle ginocchia ed il viso nascosto tra le mani.
La Signora era vestita molto semplicemente, e indossava gli abiti delle
donne del luogo. Ciò creò nei ragazzi, che non erano mai usciti dal
loro paese, un senso di fiducia e di familiarità. Pur nella sua
apparente semplicità la Signora era risplendente di luce e in testa
portava un diadema di raggi e di rose; nascondeva le mani nelle maniche
del vestito.
IL MESSAGGIO – La Madonna piangendo cominciò a parlare ai ragazzi in francese, poi in dialetto: «Avvicinatevi
figli Miei, non abbiate paura: sono qui per annunciarvi un grande
messaggio. Se il Mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a
lasciar libero il braccio di Mio Figlio. Esso è così forte e così
pesante che non posso più sostenerlo. Da quanto tempo soffro per voi!
Poiché ho ricevuto la missione di pregare continuamente Mio Figlio,
voglio che non vi abbandoni, ma voi non ci fate caso. Per quanto
pregherete e farete, mai potrete compensare la pena che mi sono presa
per voi. Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il
settimo, e non me lo volete concedere. È questo che appesantisce tanto
il braccio di Mio Figlio! Anche i carrettieri non sanno che bestemmiare
il nome di Mio Figlio. Queste sono le due cose che appesantiscono tanto
il braccio di Mio Figlio. Se il raccolto si guasta la colpa è vostra.
Ve l'ho fatto vedere l'anno passato con le patate: voi non ci avete
fatto caso. Anzi quando ne trovavate di guaste bestemmiavate il nome di
Mio Figlio. Esse continueranno a marcire e quest'anno, a Natale non ve
ne saranno più…».
Melania non
comprese la parola "patate" e credette che la Madonna avesse detto
"mele". La Signora, intuendo le difficoltà di comprensione di Melania,
chiarisce meglio dicendo: «Voi non capite, figli Miei, ve
lo dirò in altro modo: se avete del grano, non seminatelo. Quello
seminato sarà mangiato dagli insetti e quello che maturerà cadrà in
polvere al momento della battitura. Sopraggiungerà una grande carestia.
Prima di essa i bambini al di sotto dei sette anni saranno colpiti dai
tremiti e moriranno tra le braccia di coloro che li terranno. Gli altri
faranno penitenza con la carestia. Le noci si guasteranno e l'uva
marcirà». Il dialogo tra la Signora e i veggenti continuò
con l'affidamento di un segreto. Dopo aver comunicato il segreto a
Melania e Massimino la Signora proseguì dicendo: «Se si
convertono, le pietre e le rocce si muteranno in mucchi di grano e le
patate nasceranno da sole nei campi».
Questo
linguaggio figurato significa i grandi favori temporali che Dio
concederà, se si osserva la sua santa legge. La Signora interroga poi i
due pastorelli: «Fate bene la vostra preghiera, bambini miei?". Essi francamente rispondono: «Oh, no, Signora: non troppo!». «Ah!
Bambini miei bisogna farla bene, sera e mattina. Quando non avrete
tempo, dite almeno un «Pater» e un'«Ave Maria»; e, quando lo potete,
ditene di più. A messa non vanno che alcune donne già anziane. Gli
altri lavorano di domenica tutta l'estate e, l'inverno, quando non
sanno che fare, non vanno alla messa che per burlarsi della religione.
In quaresima vanno alla macelleria come dei cani». Quindi
confidenzialmente e maternamente la Vergine invitò i ragazzi a pregare
intensamente. Detto ciò si elevò da terra verso il Collet. A questo
punto, gli sguardi attoniti di Massimino e Melania videro la Sua figura
allontanarsi e confondersi con la luce di cui era avvolta, quindi
scomparve anche la luce.
LA PROFEZIA –
I flagelli annunciati sopraggiunsero. L'inverno 1846 fu assai penoso,
specialmente per i poveri. La santa Vergine aveva predetto che le
patate sarebbero continuate a guastarsi e che per Natale non ve ne
sarebbero state più. Si constatò che veramente, sul mercato di Corps, a Natale del 1846, non vi erano più patate. Anche altrove mancavano, e vennero emesse disposizioni governative che ne vietavano l'esportazione.
Una
testimonianza non sospetta, riguardante l'Irlanda, è quella di Harland
Manchester, e riportata a pagina 39, del numero di dicembre 1955, della
rivista Selezione dal Reader's Digest; eccola:
«Una delle più grandi catastrofi dei tempi moderni fu la carestia delle
patate in Irlanda. Le patate, introdotte colà ben presto come coltura
complementare dei cereali, vi crebbero rigogliose: erano facili da
seminare, da raccogliere e da cucinare... e facili da nascondere,
sotterrandole durante le incursioni degl'invasori inglesi. Nel 1845 era
il maggior raccolto alimentare dell'Irlanda. Quell'anno l'estate fu
fredda e piovosa, e apparvero delle macchie sulle foglie delle patate.
Ben presto la peronospera si diffuse in tutta l'Irlanda e rovinò la
metà del raccolto. L'anno dopo (1846) i contadini piantarono semi
infetti: il raccolto fu completamente rovinato e il fabbisogno
alimentare di milioni di persone per tutto l'inverno andò perduto in
poche settimane. La catastrofe che ne seguì fu la peggiore che colpisse
l'Irlanda dopo la peste nera. Divamparono il tifo e altre epidemie, e
si calcola che un milione di persone, su una popolazione di otto
milioni, morisse di fame e di malattie. Altri milioni di persone
lasciarono il paese, almeno la metà per gli Stati Uniti».
La santa Vergine aveva predetto che sarebbe sopraggiunta una grande carestia.
E veramente il grano divenne raro; il suo prezzo, che nel gennaio 1847
era di 29 franchi all'ettolitro, crebbe enormemente. Nell'aprile 1847
si vendeva a 36-40 franchi per ettolitro. Negli anni successivi, il
grano venne guastato dalla malattia dei culmi, chiamata pictin,
che riduceva i chicchi in polvere. I legumi marcirono. Nella primavera
si vedevano uomini, donne e fanciulli andare vagando per la campagna in
cerca di erbe per sfamarsi.
La Santa Vergine
aveva predetto che, prima della carestia, i bambini al di sotto dei
sette anni sarebbero stati colti da un tremito e sarebbero morti tra le
braccia di coloro che li avrebbero tenuti. La mortalità
infantile desolò difatti Corps e dintorni nel 1847. Dal 1° gennaio 1847
al 12 aprile dello stesso anno, su 1500 abitanti di Corps, morirono
trenta bambini e dieci adulti; in tutto l'anno morirono novantanove
persone, delle quali sessantatré erano bambini. Anche Massimino cadde
ammalato, ma guarì. Uno dei suoi fratellini, quello che gli dava il
pane negatogli dalla matrigna, invece morì. Questi piccoli venivano
appunto colti da un tremito in seguito a un freddo intenso che
sentivano e dopo due o tre ore di questa misteriosa agonia se ne
morivano. I loro cari erano impotenti a portare loro qualsiasi
sollievo. La coincidenza di questi flagelli con le parole della celeste
Messaggera era troppo evidente, per non prestarvi attenzione.
IL SEGRETO – Relativamente al segreto, benché il testo fosse stato pubblicato la prima volta nel 1879 con l'imprimatur
del vescovo di Lecce, Mons. Zola, la Santa Sede condannò, con un
decreto del 9 maggio 1923, il libro di Melania iscrivendolo nell'Indice
dei libri proibiti. Va precisato che la Chiesa non ha
condannato il segreto in sé, cioè la parte segreta del messaggio che la
Madonna rivelò ai veggenti nel 1846, ma solo la versione
pubblicata da Melania nel 1879. Già prima del 1923 la Santa Sede aveva
cercato di mettere un freno alla diffusione di quella versione del
"segreto" e di altre versioni non ufficiali che circolavano a quel
tempo, nonché dei tanti scritti che trattavano del "segreto"; si
era visto infatti che questi scritti venivano usati da alcuni per
attaccare la Chiesa; inoltre le tante illazioni che erano nate su di
esso rischiavano di arrecare grave danno alle apparizioni stesse.
Per tali ragioni nel 1915 il Santo Uffizio aveva vietato espressamente
la pubblicazione di ogni commento al "segreto di La Salette". Il motivo
di tale divieto nasceva dal sospetto che esso fosse differente da
quello originale rivelato dalla Vergine ai pastorelli e comunicato a
Pio IX nel 1851.
In un'udienza confidenziale, padre
Giraud, superiore dei missionari di La Salette, avendo espresso a Pio
IX il desiderio di sapere qualche cosa, se era possibile, riguardo al
segreto, il Papa rispose: «Volete conoscere il segreto di La
Salette? Ebbene, ecco il segreto di La Salette: se non fate penitenza,
perirete tutti». Ecco tutto ciò che si può dire, fino ad ora,
di perfettamente autentico sopra il contenuto dei segreti di La Salette.
Notre-Dame de La Salette
Sito ufficiale: http://lasalette.cef.fr/
Descrizione della Madonna fatta da Melania Calvat
La
Vergine Santissima era molto alta e ben proporzionata. Sembrava essere
tanto leggera che sarebbe bastato un soffio a farla muovere, però era
immobile e molto stabile. La sua fisionomia era maestosa, imponente
come sono i signori di questa terra. Imponeva una timidezza rispettosa,
mentre la Sua maestà, che imponeva rispetto misto ad amore, attirava a
Lei. Il Suo sguardo era dolce e penetrante, i Suoi occhi sembrava che
parlassero con i miei, ma la conversazione proveniva da un profondo e
vivo sentimento d’amore verso questa attraente bellezza che mi
liquefaceva. La dolcezza del Suo sguardo, l’aria di bontà
incomprensibile facevano intendere e sentire che Ella attirava a sé per
donarsi. Era un’espressione d’amore che a parole non si può esprimere e
nemmeno con le lettere dell’alfabeto.
L’abito
della Vergine SS. era bianco e argentato, molto splendente. Non aveva
nulla di materiale, era fatto di Luce e di Gloria variato e
scintillante. Sulla terra non vi sono espressioni né paragoni da poter
fare. La Vergine SS. era tutta bella e tutta fatta d’amore.
Guardandola, io languivo per fondermi in Lei. Dai Suoi ornamenti, come
dalla Sua Persona, da tutto trapelava la maestà, lo splendore, la
magnificenza fulgente, celeste, fresca, nuova come una vergine.
Sembrava che la parola amore sfuggisse dalle Sue labbra argentee e
pure. Aveva l’apparenza di una mamma affettuosa, piena di bontà, di
amabilità, di amore per noi, di compassione e di misericordia. La
corona di rose che portava sulla testa era così bella, così brillante
da non potersene fare un’idea. Le rose, di diversi colori, non erano di
questa terra. Era un insieme di fiori che circondava il capo della
Vergine SS. proprio in forma di corona; ma le rose cambiavano e si
ricambiavano. Poi, dal centro di ogni rosa, usciva una luce così bella
che rapiva, e faceva sì che la loro bellezza risplendesse. Dalla corona
di rose uscivano come dei rami d’oro e tanti piccoli fiori misti a
brillanti. Il tutto formava un diadema che da solo brillava più del
nostro sole terreno.
La
Vergine portava una preziosissima Croce sospesa al collo. Questa croce
sembrava d’oro; dico d’oro per non dire un pezzo d’oro. A volte ho
visto degli oggetti dorati con alcune sfumature, ciò che faceva ai miei
occhi un effetto più di un semplice pezzo d’oro. Su questa bella Croce
piena di luce, vi era il Cristo Nostro Signore con le braccia stese
sulla Croce. Quasi alle due estremità della Croce, vi erano da una
parte un martello e dall’altra una tenaglia. Il Cristo era color carne
naturale ma riluceva con grande splendore, e la luce che usciva da
tutto il Suo corpo sembrava come dardi lucentissimi che mi infiammavano
il cuore per il desiderio di perdermi in Lui. A volte il Cristo
sembrava morto, aveva la testa inclinata e il corpo rilassato, quasi
cadesse se non fosse stato trattenuto dai chiodi che lo fissavano sulla
Croce. Io ne avevo una viva compassione.
Avrei
voluto comunicare al mondo intero il Suo amore sconosciuto e infondere
nelle anime dei mortali, il più sentito amore e la più viva
riconoscenza verso un Dio che non aveva assolutamente bisogno di noi,
per essere quello che è, ciò che era e ciò che sempre sarà. E tuttavia,
oh amore incomprensibile per l’uomo, si è fatto uomo, ha voluto morire,
si morire per poter meglio scrivere nelle nostre anime e nella nostra
memoria il pazzo amore che ha per noi. Oh! Come mi sento infelice nel
constatare la mia povertà di espressione nel riferire l’amore del
Nostro buon Salvatore ha per noi. Ma d’altra parte come siamo felice di
poter sentire meglio ciò che non possiamo esprimere. Altre volte il
Cristo sembrava vivo. Aveva la testa dritta, gli occhi aperti e
sembrava sulla Croce di Sua volontà. A volte anche pareva che parlasse,
sembrava mostrasse che era in Croce per noi, per amor nostro, per
attirarci al Suo amore, che ha sempre un nuovo amore per noi. Che il
Suo amore dell’inizio, dell’anno 33, è sempre quello di oggi e lo sarà
sempre.
Mentre mi
parlava la Vergine SS. piangeva ininterrottamente. Le sue lacrime
cadevano l’una dopo l’altra lentamente, fin sopra le ginocchia, poi,
come scintille di luce, sparivano. Erano splendide e piene d’amore,
avrei voluto consolarla e non farla piangere ma mi sembrava che Ella
avesse bisogno di mostrare le Sue lacrime per meglio manifestare il Suo
amore dimenticato dagli uomini. Avrei voluto gettarmi fra le Sue
braccia e dirle “Mia buona Madre non piangete, io voglio amarvi per
tutti gli uomini della Terra”, ma mi sembrava che mi rispondesse “Ve ne
sono molti che non mi conoscono”. Ero fra la morte e la vita vedendo da
un lato tanto amore, tanto desiderio di essere amata e dall’altro tanta
freddezza e indifferenza. Oh! Madre mia tutta bella e tanto amabile,
amore mio, cuore del mio cuore. Le lacrime della nostra tenera Madre,
lungi dal diminuire la Sua Maestà di Regina e Sovrana, sembravano
invece renderla più bella, più potente, più piena d’amore, più materna,
più attraente. Avrei mangiato le Sue lacrime che facevano sobbalzare il
mio cuore di compassione e di amore. Veder piangere una madre, ed una
tale Madre, senza adoperare tutti i mezzi possibili per consolarla, per
cambiare i Suoi dolori in gioia, si può comprendere? Oh! Madre, più che
buona, Voi siete stata formata di tutte le prerogative di cui Dio è
capace. Voi avete, in un certo senso, esaurito la potenza di Dio. Voi
siete buona ed ancora buona della bontà di Dio stesso. Dio formandovi,
come Suo capolavoro celeste e terrestre, Si è reso ancora più grande.
La
Vergine SS. Aveva un grembiule giallo, ma che dico giallo? Aveva il
grembiule più luminoso di più soli messi insieme. Non era una stoffa
materiale ma un composto di Gloria, e questa Gloria era risplendente di
una bellezza che rapiva. Tutto nella Vergine Santissima mi portava ad
adorare e ad amare il mio Gesù in tutti i dettagli della Sua vita
mortale. La Vergine SS. Aveva due catene, una un po’ più larga
dell’altra. A quella più stretta era sospesa la Croce di cui ho parlato
sopra. Queste catene, non posso chiamarle diversamente, erano come
raggi di Gloria, di un gran chiarore che variava e scintillava. Le
scarpe, poiché così bisogna chiamarle, erano bianche, ma di un bianco
argenteo, brillante e attorno vi erano delle rose. Queste rose erano di
una bellezza abbagliante e dal centro di ognuna usciva come una fiamma
di luce bellissima e gradevolissima. Sulle scarpe vi era un fermaglio
d’oro, ma non oro di questo mondo bensì del Paradiso.
La
visione della Vergine SS. era di per sé un intero Paradiso. Lei aveva
con sé tutto quanto poteva dare soddisfazione poiché si dimenticava
questa Terra. La Madonna era circondata da due luci. La prima a Lei più
vicina arrivava fino a noi e brillava con vivissimo splendore. La
seconda luce si spandeva un po’ più attorno alla bella Signora e noi ci
trovavamo immersi in essa ed era immobile, cioè non brillava e molto
più luminosa del nostro sole terrestre. Tutte queste luci non facevano
male agli occhi e non affaticavano la vista. Oltre queste luci e tutto
questo splendore, vi erano altri fasci di luce o altri raggi di sole
come se nascessero dal corpo della Vergine, dai suoi abiti,
dappertutto. La voce della bella Signora era dolce, incantava, rapiva e
faceva bene al cuore, saziava, appianava ogni ostacolo, calmava,
addolciva. Mi sembrava come se volessi sapere e saziarmi della Sua
bella voce e il mio cuore pareva ballare o volerLe andare incontro per
struggersi in Lei.
Gli
occhi della SS. Vergine, nostra tenera Madre, non possono essere
descritti da lingua umana. Per parlarne occorrerebbe un serafino, più
ancora, occorrerebbe la lingua stessa di Dio, di quel Dio che formò la
Vergine Immacolata capolavoro della Sua Onnipotenza. Gli occhi della
augusta Maria sembravano mille e mille volte più belli dei brillanti,
dei diamanti, delle pietre preziose più ricercate, brillavano come due
soli, erano dolci come la stessa dolcezza, limpidi come uno specchio.
In quei Suoi occhi si vedeva il Paradiso, attiravano a Lei, sembrava
che Ella volesse donarsi e attirare. Più la guardavo, più desideravo
guardarla, e più la guardavo più l’amavo e l’amavo con tutte le mie
forze. Gli occhi della bella Immacolata erano come la porta di Dio,
laddove si vedeva tutto quanto poteva inebriare l’anima. Quando i miei
occhi si incontravano con quelli della Madre di Dio e mia sentivo
dentro di me una gioiosa rivoluzione d’amore ed una protesta d’amarla e
di struggermi d’amore. Guardandoci i nostri occhi a loro modo si
parlavano e l’amavo talmente che avrei voluto abbracciarLa proprio
nell’intimo stesso di quegli occhi che mi intenerivano l’anima e
sembravano attrarla e farla fondere con la Sua. I Suoi occhi
comunicavano un dolce tremito a tutto il mio essere e temevo di fare il
più piccolo movimento per paura che Le potesse essere minimamente
sgradevole. La sola vista dei Suoi occhi sarebbe bastata per costituire
il Cielo di un beato, sarebbe bastata per far entrare un’anima nella
pienezza della Volontà dell’Altissimo per tutti gli avvenimenti che
capitano nel corso della vita mortale. Sarebbe bastata per far fare a
quest’anima degli atti di lode, di ringraziamento, di riparazione, di
espiazione.
Questa
visione da sola concentra l’anima in Dio e la rende come una morta
vivente che guarda tutte le cose della terra, anche quelle che sembrano
più serie, come se fossero semplici giochi di bambini. L’anima vorrebbe
soltanto sentir parlare di Dio e di tutto ciò che riguarda la Sua
gloria. Il peccato è il solo male che lei vede sulla terra, se Dio non
la sostenesse ne morirebbe di dolore. Amen.
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